Il primo sindaco di Empoli dopo la Liberazione: Antonio Negro, un ligure in municipio

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Il primo sindaco di Empoli dopo la Liberazione - Daniele Lovito racconta Antonio Negro sindaco Il primo sindaco di Empoli dopo la Liberazione: Antonio Negro, un ligure in municipio Antonio negro

Il 2 settembre 1944, Empoli venne finalmente liberata dall’occupazione nazifascista.

Una volta entrati nel centro cittadino, agli Alleati, ai membri del CLN locale e all’amministrazione provvisoria, che un mese prima si era insediata nella frazione di Monterappoli (già liberata alla fine del mese di luglio), si palesò uno scenario agghiacciante. In un resoconto sulle attività del CLN di Empoli pubblicato il 2 settembre 1945, il Presidente del Comitato di Liberazione locale, Aureliano Santini, descriveva così la triste visione: «Era veramente desolante, in quei primi di settembre 1944 il panorama Empolese![…] Case totalmente distrutte o semi-avariate, tetti sconquassati, strade ostruite dalla devastazione tedesca, senza luce, né acqua, né viveri, né ponti, non una porta chiusa, tutto regolarmente razziato, cadaveri nelle piazze, quale testimonianza della “civiltà nazifascista”».

C’era tutto da rifare, un paese da ricostruire e un popolo di sfollati da reinsediare e da assistere. Ma fu grazie all’unità di intenti e allo «spirito di comprensione e di buona volontà» messo in campo dalle formazioni politiche interne al CLN empolese (PSI, DC e soprattutto PCI), che a Empoli poté essere messa in funzione una macchina amministrativa capace di provvedere, in stato d’emergenza, alle opere di ricostruzione, assistenza e di ordine pubblico. Così, previa approvazione del governatore militare alleato della zona, il CLN deliberò per l’affidamento delle cariche pubbliche provvisorie.

La carica di sindaco fu inizialmente affidata ad Antonio Negro, attivista politico e sindacale comunista e originario di Pietra Ligure. Ma chi era costui e come finì alla guida del municipio di Empoli, seppur per pochi giorni? Nato nel comune ligure il 13 marzo 1885 da una famiglia di modestissime condizioni, appena tredicenne cominciò a lavorare in una fabbrica metallurgica, dove venne in contatto con le idee socialiste. Divenuto segretario del Circolo giovanile socialista di Sestri Ponente nel 1903, nel 1904 fu arrestato assieme al fratello nel corso di un comizio tenuto in occasione dello sciopero generale nazionale. Dopo il servizio di leva, maturò un forte sentimento antimilitarista e si spostò su posizioni più radicali. Uscito nel 1907 dal PSI, aderì al sindacalismo rivoluzionario dalle cui fila diresse la Camera del Lavoro di Sestri, di cui divenne segretario nel 1912. Attivo organizzatore delle lotte degli operai metallurgici negli anni caldi del 1919-20, con l’avvento del fascismo fu vittima di numerose aggressioni che nel 1922 lo costrinsero a riparare, prima a Milano, poi in Germania, infine nel comune di Capraia e Limite, dove la famiglia aveva trovato rifugio dai nonni materni.

Continuamente perseguitato dalle camice nere, fuggì clandestinamente in Egitto, dove organizzò i lavoratori del Canale di Suez, cosa che gli procurò l’espulsione dal paese. Dopo una breve parentesi a Marsiglia, tornò in Italia, dove, con l’entrata in vigore delle “leggi fascistissime”, nel novembre del ’26 venne condannato a 5 anni di confino a Lipari. Dopo tre anni fruì di un condono e tornò a Limite, ma nell’agosto 1930 fu sottoposto ad ammonizione.

Le condanne e l’ostracismo fascista anche nel mondo del lavoro lo costrinsero quasi sempre alla disoccupazione, perciò visse per anni in condizioni di indigenza e sofferenza. Aderito al PCd’I nel ’39, dopo l’8 settembre 1943 contribuì alla guerra di Liberazione, collaborando con il CLN di Empoli. Dopo la brevissima esperienza in qualità di sindaco, divenne segretario della Camera del Lavoro di Firenze e segretario nazionale della FIOM, deputato alla Costituente e senatore. Morì a Genova il 28 marzo 1963.

Il ricordo di quest’uomo, che di certo meriterebbe ulteriori approfondimenti, è al momento affidato alla sola toponomastica locale: una via porta il suo nome nella frazione empolese di Marcignana e una a Limite sull’Arno, dove è sepolto insieme alla moglie Lavinia.

 

Fonti
Un anno di attività del CLN di Empoli, 1945.
F. Andreucci, T. Detti, Il Movimento Operaio Italiano. Dizionario Biografico 3 (K-N), 1977.
L. Guerrini, Il movimento operaio empolese, 1970.

Daniele Lovito

Daniele Lovito

Daniele Lovito, nato a Empoli, ma geneticamente lucano, è il quinto di cinque fratelli (poi i suoi scoprirono la TV). Da sempre appassionato di storia, nel 2015 consegue finalmente la laurea in Scienze Storiche presso l’Università di Firenze. Ricercatore free-lance e aspirante ricercatore universitario, è da sempre lavoratore precario multitasking. Calciatore amatoriale di periferia con “il cuore dentro alle scarpe” e cantante da camera (camera da letto, bagno…soprattutto bagno), ama il cinema d’essai e i maestri della commedia all’italiana. Dedito fin da piccolo all’arte dell’imitazione, sogna una – improbabile - carriera nel mondo del cabaret.
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