Empoli, 4 luglio 1919: una città in tumulto contro il carovita

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Estate 1919. A nemmeno un anno dalla fine della Grande Guerra, l’Italia, uscita vincitrice dal conflitto, è attraversata da una profonda crisi economica e sociale. La promessa di terra, pane e  lavoro e il tanto atteso benessere post-vittoria propagandato dai governanti non erano mai sembrati così distanti dal compiersi nella realtà. I dati relativi alla produzione industriale e all’occupazione, infatti, erano scesi di quasi tre volte rispetto ai valori del 1914; i prezzi dei principali generi alimentari erano triplicati, mentre gli esigui adeguamenti salariali non riuscivano in modo sufficiente a compensare il costo della vita, divenuto insostenibile anche per gli effetti negativi prodotti dalle politiche inflazionistiche avviate dallo Stato per far fronte alle spese belliche. La rapida smobilitazione dell’apparato industriale e annonario deciso dal governo, inoltre, contribuì a far aumentare il tasso di disoccupazione e a favorire una forte deregolamentazione del mercato interno, con aumento generale dei prezzi e ritorno a fenomeni di speculazione commerciale. In queste condizioni il malcontento della popolazione non poté che crescere e si tradusse presto in una raffica di violenti tumulti che si propagarono di città in città in tutta la penisola. Il 4 luglio 1919, anche Empoli divenne teatro di una di queste imprevedibili sollevazioni di popolo.

Esasperata dal carovita, gran parte della popolazione empolese scese in strada levando grida di protesta, aderendo allo sciopero generale organizzato dai dirigenti socialisti, anarchici e dalle rappresentanze operaie della zona. Nel corso della dimostrazione, gli intervenuti, radunatisi in massa in piazza Farinata degli Uberti, decisero di costituire una Commissione popolare per chiedere all’Amministrazione locale di applicare un radicale calmieramento dei generi di prima necessità. I consiglieri comunali socialisti Raffaello Busoni, Venanzio Lupi e Riccardo Mannaioni, appena eletti a capo di tale Commissione, si diressero presso il palazzo comunale per presentare al sindaco Adolfo Figlinesi le istanze mosse dai rivoltosi, che, nell’attesa di essere informati sull’esito dell’incontro, occupavano alcune stanze del municipio stesso e la strada ad esso antistante.

Una volta nel Comune, la delegazione popolare e gli scioperanti decisero di non scendere a compromessi con le autorità municipali e di imporre unilateralmente la loro volontà, pur senza far ricorso alla violenza. Anzi, al cospetto delle prime intemperanze, fu lo stesso Busoni a richiamare alla calma i manifestanti.

Di fronte alle pressioni esercitate dalla folla e al timore che potessero esplodere ingovernabili violenze come quelle verificatesi nella vicina Firenze (dove ci furono saccheggi, scontri a fuoco con la polizia, centinaia di arresti e cinque morti), la Giunta comunale fu costretta a cedere alle rivendicazioni popolari e a deliberare in favore di una immediata riduzione del 50% sui prezzi di gran parte delle merci in circolazione. Su richiesta della Commissione popolare furono quindi formate squadre di requisizione e di vigilanza incaricate di recarsi presso tutti gli esercenti per censire e requisire tutte le derrate per poi metterle sul mercato, attraverso spacci pubblici, a prezzo dimezzato. Per tutto il corso della settimana seguente, dal 4 all’11 luglio, la Commissione popolare collaborò prolificamente con la Giunta comunale alla stesura e all’applicazione dei più urgenti provvedimenti di natura annonaria.

Era come se il palazzo del potere fosse stato finalmente costretto ad aprire le porte alla cittadinanza e ne avesse subito la volontà di ripristinare condizioni di equità e giustizia e di partecipazione attiva alla gestione della cosa pubblica.

Bibliografia

Bianchi, Pace, Pane, Terra, 2006.

Bianchi, Bocci-Bocci. I tumulti annonari nella Toscana del 1919, 2001.

ASCE (Archivio Storico Comune di Empoli), Postunitario, Carteggio e atti degli affari comunali, a. 1919, filza 330.

Daniele Lovito

Daniele Lovito

Daniele Lovito, nato a Empoli, ma geneticamente lucano, è il quinto di cinque fratelli (poi i suoi scoprirono la TV). Da sempre appassionato di storia, nel 2015 consegue finalmente la laurea in Scienze Storiche presso l’Università di Firenze. Ricercatore free-lance e aspirante ricercatore universitario, è da sempre lavoratore precario multitasking. Calciatore amatoriale di periferia con “il cuore dentro alle scarpe” e cantante da camera (camera da letto, bagno…soprattutto bagno), ama il cinema d’essai e i maestri della commedia all’italiana. Dedito fin da piccolo all’arte dell’imitazione, sogna una – improbabile - carriera nel mondo del cabaret.
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