Carnevali senza maschere

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Dici carnevale e subito pensi a un clima di festa condito da travestimenti, scherzi, urla di giubilo, carri allegorici, coriandoli e stelle filanti. Eppure, nella storia del nostro Paese e della nostra città, ci sono stati dei momenti in cui il gioioso evento non si è potuto pubblicamente celebrare nelle vie e nelle piazze cittadine per decisione delle autorità di pubblica sicurezza.

Immagine di Carnevale da Della Storia d' Empoli - Cortesia Archivio Famiglia Grazi  Carnevali senza maschere StoriadEmpoli

Fu la prima guerra mondiale, in primo luogo, ad interrompere le tradizionali parate organizzate in occasione del Carnevale. La gravità del momento e la necessità di destinare ogni risorsa agli uomini al fronte e alla popolazione civile sul “fronte interno” imposero un regime di assoluta austerità anche negli usi e nei costumi di ogni città. Fino a quel momento, invece, come ci raccontano le cronache di più di un secolo fa e come ha scritto Agostino Morelli nei suoi “Cenni storici sulla Città di Empoli”, «si festeggiava qui da noi con una fastosità davvero eccezionale, difficilmente riscontrabile in altre città toscane». A dimostrazione di ciò, riportiamo una foto conservata nell’Archivio privato della Famiglia Grazi e pubblicata qualche anno fa sul sito dellastoriadempoli.it: nell’istantanea, datata 1913, viene ritratto un carro allegorico, sormontato dalla struttura di un aeroplano presumibilmente fatto di cartapesta, che attraversa una gremitissima e festante piazza Farinata degli Uberti.

Anche nel turbolento primo dopoguerra, in un clima segnato da tumulti per il pane e per la terra, scioperi, dure repressioni poliziesche e da violenze d’ogni tipo e colore politico, persistette la linea del divieto al pubblico festeggiamento del Carnevale e, nello specifico, di indossare maschere per l’occasione. A raccontarci di questi «tempi bui» (come adesso canterebbero “I Ministri”) intervengono alcuni documenti rinvenuti presso la sezione Postunitaria dell’Archivio Storico del Comune di Empoli.

Partiamo dalla prima testimonianza, un tele espresso del 21 gennaio 1921 inviato dal Sottoprefetto di San Miniato all’allora sindaco di Empoli, il vetraio socialista Riccardo Mannaioni:
«Espresso urgente N. 309 – Ministero comunica che in considerazione attuali condizioni spirito pubblico deve vietarsi l’uso della maschera anche durante periodo del carnevale. Si informa la S. V. per norma ed agli effetti dell’art. 49 legge P. S. [1889]».

Qualche anno più tardi, nel 1924, in un’Italia già schiacciata sotto la morsa del fascismo e vestita in camicia nera, il divieto di circolare mascherati per Carnevale si rinnova, come si legge in questa circolare sottoprefettizia del 10 gennaio girata al primo cittadino empolese del momento, Vitruvio Cinelli, primo sindaco fascista e primo podestà della città:
«Il sottoprefetto del Circondario di San Miniato Visto l’art. 49 della legge di P. S. vigente:
DECRETA
Art. I – Pel Carnevale del corrente anno, a decorrere da oggi, sono vietati le maschere e i travestimenti in luoghi pubblici e aperti al pubblico. E’ pure vietato il getto di coriandoli di gesso e di ogni altra cosa che possa recare danno e molestia.
Art. 2 – L’Autorità di pubblica sicurezza di ciascun Comune potrà concedere permessi per Veglioni e Balli mascherati, in Teatri e atri luoghi chiusi, prescrivendo che le persone mascherate o comunque travestiti vi si rechino in vettura chiusa.
Art. 3. – I contravventori saranno puniti con l’ammenda fino a 50 Lire e gli arresti fino a 10 giorni, e in caso di persistenza nella trasgressione, potranno essere arrestati.
Dato a San Miniato il 10 gennaio 1924.
Il Sottoprefetto Incisa».

Per un ventennio, dunque, non quelle carnevalesche, ma ben altre parate e liturgie laiche sarebbero state celebrate pubblicamente per le vie delle nostre città in nome del fascio littorio.

Daniele Lovito

Daniele Lovito

Daniele Lovito, nato a Empoli, ma geneticamente lucano, è il quinto di cinque fratelli (poi i suoi scoprirono la TV). Da sempre appassionato di storia, nel 2015 consegue finalmente la laurea in Scienze Storiche presso l’Università di Firenze. Ricercatore free-lance e aspirante ricercatore universitario, è da sempre lavoratore precario multitasking. Calciatore amatoriale di periferia con “il cuore dentro alle scarpe” e cantante da camera (camera da letto, bagno…soprattutto bagno), ama il cinema d’essai e i maestri della commedia all’italiana. Dedito fin da piccolo all’arte dell’imitazione, sogna una – improbabile - carriera nel mondo del cabaret.
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