Asini senza paracadute

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Vi siete mai chiesti da cosa abbia preso veramente origine la secolare pratica del volo del ciuco di Empoli?

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Per lungo tempo si è creduto che tale usanza abbia avuto inizio nel 1397, all’indomani dello scontro avvenuto tra le schiere al soldo dell’esule sanminiatese, Benedetto Mangiadori, intenzionato a sottrarre San Miniato alla Repubblica di Firenze e ad assoggettarla al dominio dei pisani, e le truppe inquadrate nella Lega di Empoli, guidate da Cantino Cantini da Monterappoli e fedeli alla causa fiorentina. A rafforzare questa credenza fu l’illustre dottore e letterato nostrano, Ippolito Neri (1652-1709) che, nel poema eroicomico La Presa di Saminiato, ebbe l’ardire di vestire di manto poetico questi eventi, forzandone il dato storico e arricchendone il racconto con aneddoti dal sapore leggendario. È nel canto XII, in particolare, che il Neri descrive l’episodio che, secondo la sua fantasia di scrittore, sarebbe stato all’origine del volo del ciuco: di fronte alla richiesta di resa intimata da un messaggero della Lega di Empoli, i sanminiatesi, non solo respinsero la proposta, ma, per bocca della loro colonnella Silvera, risposero che sarebbe stato più facile vedere un ciuco volare, che un empolese entrare nella loro città.

Fu a quel punto che il condottiero empolese Cantino Cantini escogitò un geniale stratagemma per superare le difese avversarie: una notte, dopo aver fatto radunare diverse centinaia di capre e aver appeso dei lumicini sulle loro corna, il Cantini si portò con il gregge illuminato e con un migliaio di soldati nella pianura antistante San Miniato. I sanminiatesi, vedendo le numerosi luci brillare nell’oscurità, credettero di aver di fronte a sé ingenti truppe di nemici pronte ad assaltare la loro fortezza. Presi dal panico, decisero, dunque, di deporre le armi e di aprire le porte della città all’apparentemente copiosa schiera avversaria.
Con questa trovata gli empolesi poterono dunque espugnare la famosa rocca federiciana senza colpo ferire e, rispondendo alla superba provocazione di Silvera, vollero dimostrare agli sconfitti come anche gli asini fossero in grado di volare. Fu così, che, all’indomani di quei fatti, gli empolesi fecero volare per la prima volta un somaro dal campanile della Pieve di S. Andrea (divenuta Collegiata nel 1531), a ricordo della memorabile impresa e per farsi beffe della spavalderia sanminiatese.
In realtà, varie fonti bibliografiche (in particolare Vincenzo Chiarugi, Della Storia d’Empoli) attestano che il primo volar di ciuchi risalirebbe al 1340. A partire da quell’anno, infatti, la neocostituita Compagnia laicale di S. Andrea Apostolo decise di festeggiare l’annuale ricorrenza del Corpus Domini con una serie di manifestazioni ludiche aventi lo scopo di incentivare ancor più la popolazione locale a partecipare alla celebrazione delle funzioni più propriamente liturgiche (messa e processione). Fra i vari spettacoli ideati per l’occasione vi fu, appunto, il volo del ciuco.
Tale pratica sarebbe rimasta in vigore per cinque secoli fino a quando, nel 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, si ritenne opportuno porre fine ad una tradizione che, nell’immaginario collettivo, rappresentava ancora il retaggio di un’antica, e in realtà mai esistita, contesa campanilistica con la città di San Miniato.

Daniele Lovito

Daniele Lovito

Daniele Lovito, nato a Empoli, ma geneticamente lucano, è il quinto di cinque fratelli (poi i suoi scoprirono la TV). Da sempre appassionato di storia, nel 2015 consegue finalmente la laurea in Scienze Storiche presso l’Università di Firenze. Ricercatore free-lance e aspirante ricercatore universitario, è da sempre lavoratore precario multitasking. Calciatore amatoriale di periferia con “il cuore dentro alle scarpe” e cantante da camera (camera da letto, bagno…soprattutto bagno), ama il cinema d’essai e i maestri della commedia all’italiana. Dedito fin da piccolo all’arte dell’imitazione, sogna una – improbabile - carriera nel mondo del cabaret.
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