Verde, un colore dal carattere particolare

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Greenery, Pantone 15-0343, è il colore dell’anno ed è davvero dappertutto.

Sinonimo di ecologia, natura, gioventù, freschezza, il verde va oltre il suo aspetto meramente cromatico e assume spesso un valore politico e sociale.

La sua storia è lunga e complessa e nel corso del tempo ha goduto di momenti di gloria alternati a quelli d’oblio, tutti strettamente legati alla sua percezione, al significato profondo che gli attribuiva la cultura o la moda del momento. Per andare a scoprire le origini di questo colore ci facciamo accompagnare dallo studioso francese Michel Pastoureau e dal suo testo “Verde. Storia di un colore” (Ponte alle Grazie). Fra i tanti colori studiati da Pastoureau, il verde è quello che preferisce. Chimicamente instabile, originariamente si otteneva dalle radici, dalle foglie o dalle scorze e male si adattava ai tessuti o alle tele degli artisti: esposto alla luce si sciupava e proprio da questa originaria instabilità deriva la percezione del verde come il colore del caso, della sorte. Un colore adatto alle passioni giovanili, che si esauriscono rapidamente, o al tavolo da gioco (langue verte, nel gergo dei giocatori francesi) e al denaro. Un colore inaffidabile, percepito come sospetto, adatto alle streghe e alle loro pozioni velonose o all’esoterismo e alle sue ascendenze egizie.

Fra i tanti aneddoti che riporta, Pastoureau ci dice che ancora oggi alcuni attori in Francia si rifiutano di vestirsi di verde (pare che Molière sia morto indossando un abito di questo colore) o, cosa che più ci riguarda, si crede che i libri con copertine verdi abbiano meno fortuna di altri. Il primo ad associare il verde alla natura, molto probabilmente è l’Islam delle origini (Maometto indossava un turbante verde e verde è la bandiera dell’islam) e in occidente è solo nel corso del Romanticismo che diventa sinonimo di freschezza e legame con la natura fino a raggiungere, ben oltre le teorie percettive dell’Ottocento, il significato di gratuità, di ecologia o di colore politico. Ma il verde e l’inchiostro verde in particolare ha avuto una certa fortuna: lo troviamo nelle penne di persone vere come Palmiro Togliatti o di personaggi immaginari come i protagonisti di tanti romanzi da Simenon a Saul Bellow. Un vezzo, un segno, che arriva fino alla cronaca di oggi come la trovata del sindaco di Roasio e alla sua firma in verde sulle carte di identità che non pochi guai ha causato ai propri concittadini bloccati alle frontiere.

“Il verde – diceva il drammaturgo spagnolo Calderon de la Barca – è il colore principale del mondo, e ciò da cui nasce la sua bellezza”. Ed è forse la sua storia di mutevolezza, la sua provvisorietà che lo rende affine al colore della vita, complicato, ma bellissimo.

 

A cura di Industria Grafica Nuova Stampa.

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