L’arte della stampa e altre bellezze

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C’è un mobile di legno pieno di cassetti bassi e larghi laggiù in fondo al magazzino. Ognuno di questi contiene gli strumenti di una rivoluzione, quella della stampa, e loro, gli strumenti, sono i caratteri mobili, altrimenti detti “tipi”.

Piccoli, ma capaci di lasciare il segno. “Parallelepipedi o prismi quadrangolari di metallo fuso, ordinariamente lega di piombo, antimonio e stagno. All’estremità superiore recano in rilievo le figurazioni delle lettere dell’alfabeto, i segni della punteggiatura o altro”. Così li definisce l’Enciclopedia italiana degli anni ’30. Ma da dove vengono questi oggetti capaci di cambiare il mondo? Le origini della stampa si perdono nella notte dei tempi: tradizionalmente si associa la sua nascita all’arcifamoso orafo Gutenberg che nel 15° secolo ideò il procedimento di stampa tipografica a caratteri mobili, con fusione dei caratteri in lega e stampa su torchi a leva, ma in verità il primo sistema di stampa conosciuto risale alla Cina del 4° secolo e al metodo xilografico. In pratica il testo scritto era decalcato su una superficie di legno che poi veniva incisa a rilievo con i caratteri rovesciati. Poi una bella mano d’inchiostro precedeva l’apposizione di un foglio bianco e… voilà!

Anche i nostri piccoli rivoluzionari, quei tipi di un certo carattere, fanno la loro prima apparizione in Cina e sono di terracotta o di legno. Un po’ troppo fragili. Meno lo sono quelli coreani, in ferro. Dall’Oriente arrivano in Europa ed è qui che entra in gioco Gutenberg e la sua macchina. Dai monaci amanuensi si passa alla riproduzione in serie, dal monastero si entra a corte e il libro inizia a diffondersi in Europa e oltre per giungere fino a noi, grazie a progressivi miglioramenti dati dall’evoluzione della tecnica, dalla rivoluzione industriale e dall’avvento del digitale.

Nonostante tutto il tempo trascorso da quella prima stampa realizzata lungo le rive del Reno nel “mille e quattro quasi mille e cinque”, l’arte della tipografia conserva intatto ancora oggi tutto il suo fascino. È quello del sapere artigianale, della cura dei dettagli, del rispetto del tempo e del lavoro. Il tipografo e il suo tocco personale torna ad essere apprezzato e la stampa tipografica tradizionale vive una vera e propria riscoperta con numerose tipografie e appassionati che rimettono in moto torchi a mano o antiche macchine a pedale per creare stampe uniche, dove i caratteri mobili tornano ad essere protagonisti.

Una riscoperta che coinvolge tutti i sensi, dal tatto alla vista passando per l’olfatto. Una rinascita di un’antica arte che, come ha detto David Jury in un libro di qualche hanno fa, è “così vecchia da essere nuova”.

A cura di Industria Grafica Nuova Stampa.

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