A Palazzo Strozzi le ragnatele cosmiche di Tomás Saraceno

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“Se volete credermi, bene. Ora dirò come è fatta Ottavia, città-ragnatela. C’è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi e catene e passerelle”.

Sembra di aggirarsi nella rete di case e di vicoli descritta da Italo Calvino ne “Le città invisibili” attraversando una delle sale della mostra “Aria” di Tomás Saraceno, appena inaugurata a Palazzo Strozzi e aperta fino al 19 luglio.

E da Calvino ai tarocchi il passo è breve. Il gioco combinatorio, il racconto per immagini, che tanto piaceva allo scrittore ligure è un altro dei pilastri degli allestimenti pensati dall’artista argentino per il palazzo simbolo del Rinascimento fiorentino.

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Ma procediamo con ordine. Il titolo, anzitutto: “Aria” vuole essere un monito al rispetto del pianeta e della sua atmosfera, un viatico al passaggio verso una nuova era, l’Aerocene. Questo sembrano dirci “Thermodynamic Constellation”, le grandi sculture aerosolari che ci accolgono nel cortile del palazzo: “Quali strutture socio-politiche potrebbero nascere se potessimo navigare liberi nell’atmosfera, se l’Homo flotantis, in sintonia con i ritmi planetari, potesse sostituire l’Homo oeconomicus?”.

Niente male come domanda. Non fosse che, man mano che si procede con la visita, gli interrogativi si fanno persino più impegnativi. Bisogna ammetterlo: “Aria” è una mostra ardita, ambiziosa, ci sfida ad abbandonare il modo consueto di osservare la realtà, a sintonizzarci su altre frequenze. Tomás Saraceno è Cosimo Piovasco di Rondò, che a un certo punto della sua vita, decide di salire su un albero senza volerne scendere più. Da quella altezza osserva le cose del mondo, l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, e ci invita a fargli compagnia: “Senti un po’, ma che suono fa la polvere cosmica? E le ragnatele?”. Lo chiede a noi, che a malapena alziamo gli occhi al cielo e che l’unica comunicazione che intratteniamo con i ragni è quella veicolata da una ciabatta.

Le sale allestite al piano nobile sono nove, ognuna delle quali introdotte da una carta da Aracnomanzia, una forma divinatoria praticata dalle tribù Mambila di Camerun e Nigeria, durante la quale vengono poste domande a un ragno che fornisce una risposta spostando una carta. Tra gli eventi previsti dalla mostra c’è anche la lettura individuale di questo tipo di carte con uno psicoterapeuta. Lo stesso artista è un grande collezionista di ragni.

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Le frasi a corredo delle carte hanno un suono oracolare, introducono al clima immersivo che permea le sale, ci inducono a riflettere su noi stessi, sul mondo che abbiamo costruito e a immaginarne uno diverso: “Attenti alla vendetta geologica quando prendete senza chiedere”, “Fate attenzione alle storie che recitate nelle vostre traiettorie”, “Chiedetevi quante moltitudini racchiudete in voi”. Moniti che ci pongono in una condizione di ascolto attivo quando poi, in una delle sale immerse nella semioscurità, ascoltiamo il suono prodotto dalle vibrazioni dei fili di seta di ragno che oscillano e risuonano con l’aria, traendo ispirazione dal fenomeno del “ballooning”, attraverso il quale alcune specie di aracnidi si spostano da un luogo all’altro usando la dispersione dell’aria. O quando osserviamo le sculture tridimensionali create dalle ragnatele ibride, tessute da ragni provenienti da diverse parti del mondo, che mai si sarebbero incontrati.

Ma, come si diceva, non c’è solo l’infinitamente piccolo, non c’è solo la trasparenza delle ragnatele. Nella mostra c’è spazio anche per le reti neuronali, sospese in aria come mobiles di Calder, per le onde gravitazionali trasformate in vibrazioni sonore (non chiedetemi come: su questo punto, ho riascoltato più volte la voce dell’audioguida, senza venirne a capo) e per i giardini volanti, composti da Tillandsie, le piante senza radici che letteralmente “vivono d’aria”. Mondi lontani, diversi, che si incontrano in una grande rete cosmica, dove ogni gesto produce delle risonanze obbligando l’uomo a ridefinire il proprio posto nell’universo. In quel castello dei destini incrociati di calviniana memoria.

 

La Fondazione Palazzo Strozzi informa che la mostra “Aria” di Tomás Saraceno, ottemperando alle disposizioni del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri resterà chiusa fino al 3 aprile 2020.

 

Donatella Vassallo

Donatella Vassallo

Vivo a Firenze ma non ho la "c" aspirata. Le mie vocali sono aperte, come i confini di Palermo, mia città d'origine. Trascorro le mie giornate a scuola per rubare ai bambini la scintilla della curiosità. Poi la lancio a destra e manca. Quello che raccolgo provo a raccontarvelo.
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