Alla ricerca del tempo perduto e l’arrivo al teatro di Riccardo Massai

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“La perdita di ogni bussola, di ogni orientamento, che caratterizza l’attesa, persiste ancora dopo l’arrivo dell’essere aspettato e, sostituitasi in noi alla calma grazie alla quale ci dipingevamo la sua venuta come un così grande piacere, ci impedisce di goderne”.

È l’arrivo di Albertine quello che descrive Proust in queste righe. E di lunghi viaggi e di arrivi dentro il testo dello scrittore francese abbiamo parlato con il regista fiorentino Riccardo Massai che proprio in questi giorni è a teatro con “La recherche”.

Il 3 novembre scorso è iniziato al Teatro dell’Antella un viaggio attraverso Proust e la sua “Alla ricerca del tempo perduto” che arriverà a destinazione nel marzo prossimo. Perché ha scelto di portare in teatro “La recherche” con un progetto di lettura collettiva del testo?

“A dicembre 2016 mi sono detto: “Non voglio morire senza aver letto La Recherche”. Così, senza sapere cosa mi aspettasse, mi sono addentrato in questo capolavoro. La lettura ha richiesto parecchi mesi, e lentamente, con un tempo proustiano che piano piano m’invadeva, sono arrivato alla sua conclusione. Ma come ogni arrivo non è tale se non frutta un’altra ripartenza, così la lettura (e io adesso dico: Proust) ha voluto che iniziassi, da capo, un’altra volta perché La recherche è un pozzo che non ha fondo. Quando si cade in questo labirinto, ogni suo arrivo è una ripartenza, ogni sua completezza è una parzialità che ci spinge avventurosamente, che ci ammalia senza saturazione ad approfondire, a ricercare, appunto. Ciascuna ricerca può arrivare a termine?

Anche la sua esecuzione pubblica (la forma di lettura è la sola possibile trattandosi di questo mostro della letteratura: nessuna messa in scena, o film – e ce ne sono stati – può rappresentarla, contenerla, anche nella sua parzialità) doveva rispettare questo tempo altro: ed è per questo che i sette volumi sono stati raddoppiati in quattordici appuntamenti. Gli infiniti personaggi sono diventati settanta lettori/interpreti che meglio potessero così far apprezzare la compagine di ruoli, di interpretazioni, di sfaccettature, di luci (sapori, musiche, colori) che si vivono all’interno della Cattedrale Proust”.

arrivo Alla ricerca del tempo perduto e l'arrivo al teatro di Riccardo Massai Arrivo Alla ricerca del tempo perduto

Letture articolate tra immagini, suoni, musica dal vivo e profumi. Un’immersione totale all’interno del testo, ma anche nelle atmosfere del tempo proustiano. Un progetto che, parafrasando, non l’ha fatta “coricare presto la sera”…

“Sì. Sto in questi giorni correggendo l’episodio di Sodoma e Gomorra dove si racconta il ricevimento a casa della Principessa di Guermantes: stanotte mi sono sognato (in quelle brevi ore che riesco a riposare) la Regina Elisabetta II che dava un ricevimento a cui ero invitato. L’immersione in Proust è totale, non può essere altrimenti: il panorama di cultura, scientifico (comprendendo la pittura, scultura, musica, botanica, psicologia, architettura, linguistica, gnoseologia, e potrei continuare all’infinito fino a Proust) e non solo, è veramente impressionante. L’apparato critico che Raboni (l’ultimo traduttore italiano del capolavoro proustiano) apporta nell’edizione de I Meridiani, è una miniera, da cui hanno dovuto ripartire gli studiosi di tutto il mondo per riaffrontare La Recherche. Le rifrazioni perpetue che dall’opera rimandano alla vita reale dell’autore, come uno specchio che si riflette in un altro specchio, portano, come dicevo, in un mondo altro, in un tempo altro che esula a volte dall’opera proustiana stessa e ti rimanda al mondo reale che l’autore descrive (quel periodo indescrivibile da cui nasce la nostra contemporaneità), e che fa assaporare perfino il sapore di una petit madeleine”.

A dicembre ha curato la regia anche di un altro testo che racconta di partenze e arrivi, di viaggi «In Cerca Di Simurgh», lo studio su «La Conferenza degli Uccelli», dal poema di Farid ad-Din ‘Attar. Di cosa ci parla oggi il poema persiano del dodicesimo secolo?

“Questo testo persiano è estremamente legato alla diaspora contemporanea dei popoli: narra di un viaggio che un gruppo di uccelli fanno alla ricerca di Simurgh, un loro fantomatico re. Alcuni di loro periranno (come il bambino sulla spiaggia di Bodrum), altri proseguiranno feriti attraverso le valli (della ricerca, dell’amore, della morte) alla ricerca forse nemmeno di un arrivo. Non è la stessa ricerca che i popoli del mondo stanno affrontando per arrivare ad un benessere? Il lavoro porta in scena una ventina di profughi di tutto il mondo, delle più disparate età, di culture, religioni, società estremamente diverse: un ragazzo fra loro, Hamza, di appena sedici anni, ha affrontato a piedi il viaggio dal Pakistan per arrivare, attraverso la Turchia, in Italia. Non è questo proprio il viaggio descritto nel poema di Attar? Quando arriviamo in fondo a rappresentare uno spettacolo, su un palcoscenico, o altrove, con un gruppo di attori, davanti ad un pubblico, quest’ultimo non vede che l’arrivo (che ci auguriamo sia per il pubblico un punto di partenza): ma per gli attori ciò che conta è il percorso, ciò che fa crescere sono le prove, come nella vita sono le scelte, gli arrivi quotidiani che contribuiscono alla crescita, ad ogni traguardo parziale che altro non sono se non i presenti perfetti che ci fanno vivere”.

arrivo Alla ricerca del tempo perduto e l'arrivo al teatro di Riccardo Massai Arrivo Riccardo Massai

Riccardo Massai è regista, attore, autore teatrale e direttore artistico. Sono considerati suoi maestri Pier’Alli, Gabriella Bartolomei, Federico Tiezzi, Luca Ronconi. Ha lavorato inoltre con Sandro Lombardi, Giancarlo Sepe, Lanfranco Puggelli, Michele Placido, Stefano Massini, Paolo Bonacelli, Gianrico Tedeschi, Mariangela Melato, Maria Paiato. Inizia a lavorare come aiuto regista nel 1979 con Sylvano Bussotti e dal 1992 produce le sue prime regie; collabora con la Rai, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Comunale di Treviso, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Armunia; è in teatro per più di dodici anni con persone non vedenti, per due anni con detenuti minorenni e per nove anni con disabili gravi al Teatro della Pergola di Firenze. Nel 1997 fonda la compagnia Archètipo. Dal 2003 è direttore artistico del Teatro Comunale di Antella a Bagno a Ripoli (Fi). Dal 2008 inizia la sua collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano a fianco di Luca Ronconi come regista assistente. Nel 2013 interpreta alla XXVII Biennale di Musica di Zagabria e al Piccolo Teatro di Milano l’assolo monodramma giocoso da camera L’Imbalsamatore di G. Battistelli. Nel 2014 cura la regia di Amuleto di R. Bolano con Maria Paiato e l’anno seguente per l’Opera di Firenze cura la regia de Il Pipistrello di J. Strauss Jr. Nel 2017 cura la maratona Alla ricerca del tempo perduto di M. Proust, quattordici serate con settanta interpreti di fama nazionale.

Elena Mondovecchio

Elena Mondovecchio

"Ci sono versi – a volte intere poesie – / che neanch’io so cosa vogliono dire. Quello che non so / mi trattiene ancora". Ghiannis Ritsos, Esercizi
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