Torna il Beat Festival Umberto Bonanni ci svela tutti i segreti

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Umberto Bonanni e il Beat Festival a Empoli beat Torna il Beat Festival Umberto Bonanni ci svela tutti i segreti Intervista Umberto web

 

L’anno scorso hai sorpreso tutti gli Empolesi (e non solo) portando a nuova vita il parco di Serravalle, splendido polmone verde nel cuore della città, attraverso un festival dai colori vivaci e con un programma musicale di respiro Europeo. Quest’anno, anzi, pochi giorni or sono una nuova sorpresa: non solo il bEAT si rifarà, ma avrà un giorno in più. Stai entrando a piccoli passi nel cuore di questa cittadina e dei suoi abitanti. Quindi mi chiedo: cos’è che muove tutto questo? Cosa ti ha spinto verso questo paesone di provincia Toscano?

In realtà conoscevo Empoli per interposta persona perché alcuni nostri collaboratori sono proprio della zona. Mauro Ferretti è stato un nostro production manager e Roberto Del Pasqua è un elemento importante dello staff di Pistoia Blues. Roberto mi ha portato a vedere il parco e abbiamo subito cominciato a fantasticare. In seguito abbiamo proposto il progetto e in quelle occasioni ho scoperto una città davvero interessante, di grandi qualità umane e professionali. Io sono ligure e ho sempre invidiato la cultura del lavoro e del divertimento che c’è in Toscana. E’ finita che abbiamo incontrato un bel po’ di gente che ci ha accompagnato nel lungo viaggio di progettazione del festival e con il suo contributo lo ha reso unico ed inimitabile. Ritengo infatti la qualità umana decisiva rispetto a un progetto complesso perché in grado di dare gambe a tutti i particolari del festival che si sono rivelati vincenti”.

L’anno scorso la musica ha avuto un ruolo più che centrale all’interno del parco: sentivamo suoni diversi in ogni angolo e l’atmosfera creatasi la si leggeva tra i sorrisi rilassati ed entusiasti della gente. Il palco centrale, roba da Coachella, la Jump Rock Arena, la presenza di Orme Radio, piccola ma affermata realtà indipendente 100% empolese, e vari piccoli stage disseminati nel parco. Cosa dobbiamo aspettarci quest’anno? Ci saranno novità? Puoi svelarci qualcosa o preferisci stupirci un’altra volta?

Il nostro obiettivo è quello di una crescita graduale e proporzionata. Se vuoi possiamo visualizzarlo come un piccolo Risiko del Parco di Serravalle dove piano piano si conquistano nuove aree. Per il 2016 avremo senz’altro una seconda area food alla quale vogliamo dare una caratterizzazione più esotica rispetto a quella più generalista dell’ingresso. Potrebbe essere l’area food dove mangeranno i conduttori e gli ascoltatori di Orme Radio. Vogliamo anche rivedere le parti migliorabili dell’anno scorso e perfezionare la logistica e la bellezza del tutto. L’aspetto estetico è determinante, venire al Beat deve essere in primo luogo una experience da questo punto di vista. Per noi il Parco comanda, noi cerchiamo solo di valorizzarne la bellezza, la vivibilità, il suo essere un luogo particolare e magico. Sul cast artistico abbiamo lavorato sul telaio dello scorso anno, grandi band italiane e un grande ospite internazionale ponendoci come è ovvio qualche ambizione in più. Annunceremo presto il tutto, direi entro i primi di aprile”.

 

A contorno (per così dire) di tutto ciò un’area food fatta di trucks tanto street quanto di qualità altissima e tutta una serie di birrifici artigianali provenienti da più parti d’Italia. Sembra quasi uno spot verso il sostegno alla qualità piuttosto che alla quantità dove il vero risparmio sta nel godere di un consumo consapevole e di alto livello. Tutti aspetti che sono perlopiù assenti nella maggior parte dei festival musicali dove troviamo semplicemente “bar e paninari” di qualità dozzinale. Quanto è importante, allora, correlare alla qualità della proposta musicale anche la qualità di tutto il resto all’interno di un festival?

La qualità è il vero tema del consumo contemporaneo. Per noi è fondamentale per diversi motivi. Te ne sottolineo uno che magari non è molto apparente ma intrigante. Se tu rispetti il pubblico e gli offri divertimento di alto livello il pubblico rispetterà il festival, il parco, Empoli e tutti quelli che hanno contribuito a un evento coinvolgente e “charged” ma ordinato e solare. Se il pubblico ci accorda la fiducia di spendere una serata al Beat noi siamo felici se può trovare quello che cerca servito nel miglior modo possibile. La scelta del cast musicale e dei food truck per noi è un anno di lavoro, di decisioni a volte anche sofferte. Vogliamo solo il meglio. Per questo ti parlo di un progetto che troverà una formulazione ideale nell’arco di 3 o 4 anni perché anche se il disegno complessivo lo abbiamo già in testa vogliamo procedere con test continuativi per saggiare la bontà delle varie parti”.

 

Sei un’istituzione nell’ambito dell’organizzazione di eventi (e la prima edizione del bEAT ne è la riprova): anni ed anni di esperienza in realtà assolute come il Pistoia Blues al fianco di artisti che hanno scritto le pagine più belle della storia musicale. Da sotto il palco, dove sto di solito, c’è profonda invidia per un lavoro come il tuo, ma al contempo immagino che invece lavorare dietro al palco significhi scontrarsi con muri a volte difficili da abbattere. Il panorama italiano dei festival e, più in generale, dei grandi live si sta un po’ riprendendo adesso, ma vive sempre almeno due/tre gradini sotto altre realtà europee come Spagna o Inghilterra: quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano nel tuo mestiere? Hai mai pensato di mollare tutto?

In realtà il mio percorso professionale nel mondo dello spettacolo e degli “events” è stato molto trasversale. Ho lavorato nei teatri, nei grandi eventi non necessariamente a tema musicale (ho diretto per anni una grande manifestazione a tema marinaro) e, sì, ho questo cordone ombelicale con Pistoia Blues del quale mi onoro di fare parte e che considero un master-class organizzativo di livello mondiale. Non è esattamente il curriculum classico del promoter musicale. Proprio questo approccio eclettico e duttile mi ha aiutato moltissimo nell’elaborazione di Beat che è un patchwork di tante cose diverse spremute in un unico contenitore che deve essere sempre più fluido e immersivo. Vedo Beat come una libera repubblica della musica, del cibo, della convivialità che per 4 giorni l’anno pianta la sua bandiera a Empoli. In questo possiamo dire che il nostro modello di riferimento è quello europeo, senza però scimmiottamenti e passi più lunghi della gamba. E senza perdere il filo con il pubblico locale e con le specificità di Empoli. C’è un pubblico diverso e migliore negli ultimi anni, forgiato anche attraverso esperienze internazionali. E’ un pubblico che ci interessa e che vogliamo portare con noi”.

 

E per finire solitamente io chiedo di consigliarmi 5 dischi, ma con te caro Umberto, voglio invertire la tendenza e chiederti: quali sono i 5 live che hai organizzato di cui vai più orgoglioso, quelli che ti son piaciuti di più insomma?

Per me questa è una domanda davvero difficile perché spesso non ricordo neanche il cast dei festival dell’anno precedente. Sono di quelli che pensano che qualunque cosa tu abbia fatto conti poco, è importante quello che stai per fare e di default cancello dalla memoria quasi tutto. Comunque ecco i magnifici cinque: Manu Chao a Marina di Pisa nel 2014 (in cui facevo solo il direttore di produzione), Pearl Jam, Santana a Pistoia, uno spettacolo speciale di Vinicio Capossela sul tema del mare a La Spezia. Infine un bellissimo festival che facciamo a Sarzana in cui c’è jazz e blues in tutti i locali, i negozi, i bar della città con artisti poco conosciuti, ma una vera festa per le orecchie e per gli occhi. E’ una manifestazione totalmente integrata nel profondo della città, un’impresa non facile ma di enorme soddisfazione. Gli artisti sono certamente la cosa fondamentale ma lavorare in simbiosi con i luoghi dove si producono eventi e valorizzare i concerti al massimo attraverso diverse modalità di presentazione è il nostro specifico come gruppo di organizzatori. Crediamo nei contenuti, ma crediamo anche che bisogna lavorare con umiltà perché essi possano sbocciare nel momento giusto e nel posto giusto e rivelarsi compiutamente e pienamente agli occhi degli spettatori.

Bonus track: Gregg Allman (uno di miei artisti preferiti) a Pistoia Blues che per alcuni giorni prova il suo live in un piccolo teatro della città e che per poco non mi fa perdere il filo organizzativo della manifestazione”.

 

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli, poco più che 30enne anagraficamente, meno di 20 spiritualmente. Chimico di professione, musica per passione, si divincola tra provette e Orme Radio dove conduce Germi il Lunedì sera. Non si perde neanche un concerto e da poco lanciato nel mondo del giornalismo musicale anche se fermamente convinto che "Scrivere di musica è come ballare di architettura".
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