La Techno di Luca La Rocca, dj e producer empolese

0

Sempre più spesso la TECNOLOGIA viene utilizzata per fare musica.

Ma c’è un genere che più di tutti ne è il simbolo, un genere che prende il nome proprio dalla parola stessa: la Techno. Vera e propria sub-culture underground, regina incontrata dei dancefloor, vede in Italia una rinascita consapevole e creativa. Ne abbiamo parlato con Luca La Rocca, dj e producer tutto empolese,  per sapere un po’ come si è evoluto il popolo dei clubers italiani.

Tra le mie tante passioni, da sempre, c’è quella per la Club Culture. In particolare ho sempre preferito le situazioni più piccole ai grandi club (sebbene abbia frequentato e tuttora frequenti entrambi). E questo è stato un po’ anche il tuo cammino, no Luca? Dai piccoli locali ai grandi club (non solo italiani!). Vuoi dirci come è andata e come sta andando la tua carriera da DJ?

“Ho iniziato a frequentare club da giovane e fin da subito la mia attenzione si è concentrata sul fulcro del club, il dj. Mi mettevo a guardarlo per capire come riusciva ad intrecciare i suoni muovendo fra le mani quegli oggetti neri e da lì è iniziato tutto. Ho voluto provare e fino ad ora, seppur fra alti e bassi, non ho mai smesso, tentando anche modi diversi sono tuttavia “tornato” a girare vinili. In questi anni questa passione mi ha regalato molte soddisfazioni e sta continuando a regalarmene”.

Tra le tante sfumature di musica da club, tu opti per una delle più dirompenti, la Techno, genere di musica che prende appunto il nome da “TECHNOLOGY” per l’ampio utilizzo di strumenti tecnologici e che ha radici nella Detroit di Juan Atkins e Jeff Mills. Un genere che sta “tornando” sempre più forte dopo il periodo di massimo splendore degli anni ’90: credi che negli anni questo genere sia cambiato, che in qualche modo si sia adeguato ai tempi? E il pubblico, i cosiddetti “clubbers”? Hanno lo stesso approccio di 20 anni fa o vedi un cambiamento anche tra questi?

“In realtà questo genere non è mai cambiato molto e lo possiamo notare dalle ultime produzioni in questo arco di tempo recente. In questo paese, d’altronde, si tende a inseguire sempre la moda e come tutte le mode c’è un ciclo: ognuna fa il proprio percorso per poi tornare alle origini. Ovviamente i “clubbers” sono cambiati perché è la società a cambiare e così anche la tecnologia va avanti: vuoi un esempio? 20 anni fa non avevamo internet per vedere video di un party dall’altra parte del mondo”.

Techno La Techno di Luca La Rocca, dj e producer empolese Luca La Rocca dj e producer 1

Solitamente, quando si pensa ad un club, ce lo immaginiamo come un luogo dove “si va a ballare il venerdì o il sabato sera” . Tuttavia negli ultimi periodi, probabilmente prendendo anche spunto da situazioni più europee, vedo situazioni diverse dove la musica da club è associata a contesti non convenzionali al concetto canonico di “discoteca”: penso ad esempio a party in orari diurni (uno molto riuscito, tra l’altro, organizzato quest’estate anche da te e dalla crew di cui fai parte) o ad eventi culturali in location non pensate per far ballare la gente come musei, mercati rionali, parchi pubblici. Credi che anche tra i vari staff ed organizzatori ci sia una tendenza a cambiare il concetto classico di “far festa” o la febbre del sabato sera continuerà a resistere?

“La musica, di qualsiasi genere, ritengo sia un bene comune, di tutti e spero, infatti, che aumentino situazioni in location non convenzionali. Ovviamente un luogo di ritrovo per gli appassionati con cadenza fissa e fuori dagli orari di lavoro ci dovrebbe essere sempre, altrimenti si perderebbe il senso stesso del “ritrovo”. Il club, come lo intendo io e come negli anni passati abbiamo provato a creare, deve essere come una sorta di seconda famiglia, un luogo dove sai che starai sicuramente bene insieme a tutti i tuoi amici”.

Uno degli aspetti che più ammiro dei tuoi set è che è fatto interamente con dischi in vinile, tecnica e orecchio oltre che una gran passione per la musica e nella ricerca di dischi. Però sappiamo che parallelamente a questa attitude tradizionale sei anche un producer (e di successo dato che i tuoi dischi vengono “girati” dai grandi della scena). Insomma riesci a coniugare la tradizione analogica con la tecnologia più avanzata. Da dove trai ispirazione per comporre i tuoi pezzi? Che tipo di lavoro fai e che strumenti utilizzi per produrre?

“L’ispirazione arriva da qualsiasi azione quotidiana, da qualsiasi tipo di musica o situazione in cui mi trovo. In questi giorni, ad esempio, ho registrato il suono di alcune campane per un esperimento. I miei “studi” sono in evoluzione continua: sono partito dal semplice programma di produzione (Ableton Live) e mano a mano che cresco “musicalmente” cerco di aggiungere strumenti analogici; uno delle ultime arrivate è la Roland TR09. Tutto il resto lo fa la passione… e la mia testardaggine!”.

Infine, come al solito, l’ultima domanda serve a dispensare consigli. In questo caso voglio chiederti se ci dai 5 titoli di tracce che assolutamente dovremmo ballare tutti almeno una volta, i tuoi cavalli di battaglia, insomma, la tua top 5 di sempre qual è?

“Non mi sono mai posto una domanda del genere, ci sono veramente tante produzioni che ho adorato nel corso di questi anni e qualcuna continuo anche a riproporla ogni tanto. Ad ogni modo ecco 5 tracce che amo molto:

Mr. Tophat & art life – 12 minutes of history (Abdulla Rashim remix)

 Mari Kvien Brunvoll – Everywhere you go (Villalobos celestial voice resurrection mix)

Lfo vs F.U.S.E. – Loop (fuse mix)

Johannes Heil – Paranoid dancer

No Assembly Firm – Acid attack

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli, poco più che 30enne anagraficamente, meno di 20 spiritualmente. Chimico di professione, musica per passione, si divincola tra provette e Orme Radio dove conduce Germi il Lunedì sera. Non si perde neanche un concerto e da poco lanciato nel mondo del giornalismo musicale anche se fermamente convinto che "Scrivere di musica è come ballare di architettura".
Share.

Leave A Reply