Il rockabilly mascherato dei Contessa & The Squires

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Contessa & The Squires_  Il rockabilly mascherato dei Contessa & The Squires Contessa The Squires

Una contessa e tre fidi scudieri. Gentiluomini al servizio di una gentil donzella che a suon di rockabilly fanno scatenare gonne a pois e ciuffi brillantinati sotto i palchi di mezza Toscana e non solo. Sembra l’inizio di un film, invece è tutto vero: com’è successo tutto questo? Come siete riusciti a trovarvi in questa miscela psichedelica e rock ‘n roll tanto spensierata quanto di nicchia?

“Benvenuti nel nostro Psycho circus. Il tutto è nato per la voglia di suonare la musica che più ci piace. Qualche volta internet fa anche cose buone, The Butcher (batteria) e Mr. Delta erano gli unici componenti che si conoscevano di persona, poi grazie ad un paio di annunci si sono ritrovati con The Racer (contrabbasso) e la Contessa (voce)”.

Per Pirandello “la maschera” è metafora di un sipario imposto dalla società e dalla famiglia di cui tutti gli uomini sono coperti, una sorta di censura dell’inconscio. Ora, voi suonate tutti mascherati. Molti gruppi rock-psycho-billy suonano mascherati (Los Straitjackets,The Bone Machine); e di censure ne ho sempre viste ben poche ai vostri e ad altri live con gruppi mascherati. Cos’è la maschera nei Contessa & The Squires e più in generale nel rockabilly? Serve per non farvi riconoscere?

“La maschera è un vantaggio e uno svantaggio allo stesso tempo. Partendo dagli svantaggi, possiamo elencare il caldo e il fatto che post concerto dopo averla tolta nessuno ti consideri (risata). Il vantaggio è il fatto di poter esprimerti al meglio, senza dover pensare troppo a come uscirai. Le nostre espressioni non si vedono e il velo di mistero fa il resto. Può sembrare strano, ma il primo musicista mascherato ad aver successo fu proprio un cantante rockabilly negli anni’50, si chiamava “The Phantom” con “Love me” una canzone selvaggia e senza freni”.

Il Rockabilly non è solo un genere musicale ma un vero e proprio stile (non solo) di vita: la passione per gli anni ’50, le macchine d’epoca americane, i pettini d’osso nel taschino, le gonne vaporose dai colori sgargianti, il ciuffo Pompadour e le Brothel Creeper. Eppure c’è ancora in Italia chi crede che questa sia semplicemente una sottocultura, una moda. Come si spiega questa differenza con altri paesi tipo Germania, Inghilterra, dove tutto ciò è normale quanto l’hipster col risvoltino ai pantaloni?

“Purtroppo in Italia c’è l’immaginario di “Grease” e “Happy days”, come da te elencato. Quindi la gente lo lega alla festa a tema, ma il genere è molto vivo e variegato, questo tipo di musica è molto più legata al genere “horror” che non al genere “Love story”. Poi in Italia come appassionati non siamo messi male, è che siamo sparsi a macchia di leopardo, pensa che il festival europeo più grande in stile “anni’50” si svolge a Senigallia. Diciamo che è un genere che spesso colpisce da adulti, c’è gente che viene dal punk, dal metal e anche dall’oi!”. (Street Punk, sottogenere del Punk Rock, ndr).

Due extended play e una lunga serie di live. Una frase carpita sulla vostra pagina Facebook ufficiale dove dite “i cattivi propositi che abbiamo deciso per il 2016, registrare a primavera il nostro 3° disco, che spazierà dal surf al garage, per toccare anche lo Psycho e il rockabilly (e già i puristi stanno vomitando l’anima)”. I vostri dischi finora sono stati totalmente autoprodotti. Lo sarà anche il terzo? Che opinione avete dell’attuale “mercato della produzione discografica”? Quanto è difficile per chi fa del sano Rock ‘n Roll farsi produrre un disco?

“Quasi tutti i gruppi come noi che conosciamo sono prodotti da etichette sia nazionali che internazionali, noi purtroppo ancora non abbiamo trovato qualcuno coraggioso da produrci, forse perché ci definiamo “il peggior rock’n’roll di Firenze”. Il mercato è più vivo che mai, ci sono nuovi dischi in continuazione, il problema sono gli acquirenti, spesso noi al banco del merchandising vendiamo pochi dischi (cd e vinili), nonostante i complimenti del pubblico, s’è persa la cultura del sostegno al gruppo”.

Conosco e amo il genere musicale che fate grazie a Lux Interior e Poison Ivy. Ho ascoltato parecchio gli Straycats ma mi fermo lì: cosa consigliate di ascoltare agli assetati di rock ‘n roll come me? Dateci qualche nome sia del passato che del presente che possa farci vibrare il ciuffo!

“Del passato tolto i grandi nomi degli anni’50, possiamo farvi qualche nome di quando c’è stata la seconda ondata di rockabilly e psychobilly, degli anni ’70 e ’80 quali Batmobile, Polecats, e più recenti oltre ai già citati Bone Machine. Sempre nell’ambito nazionale possiamo dirvi i Tony Romano Psycho Explosion, Muthzy Mambo o Astrophonix e al livello internazionale gli Stressors”.

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli, poco più che 30enne anagraficamente, meno di 20 spiritualmente. Chimico di professione, musica per passione, si divincola tra provette e Orme Radio dove conduce Germi il Lunedì sera. Non si perde neanche un concerto e da poco lanciato nel mondo del giornalismo musicale anche se fermamente convinto che "Scrivere di musica è come ballare di architettura".
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