Ottobit: lo spazio per la musica è cambiato

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Quando penso alla parola SPAZIO, da chimico quale sono, mi viene sempre in mente la definizione fisica di “luogo indefinito e non limitato che contiene tutte le cose materiali”. Ottobit è uno SPAZIO, giusto, ma è ben definito (e probabilmente senza limiti, sì!). Ho un po’ di confusione in testa… cos’è OTTOBIT?

Ottobit Art Lab è l’ambizioso progetto di quattro amici. È un’idea che si è fatta strada negli anni, da quando ci trovavamo quasi ogni sera all’ormai fu Irish Pub. Tra una birra e una sigaretta (all’epoca si poteva fumare dentro) ci divertivamo a fantasticare sul quando e come avremmo avuto un locale tutto nostro. Poi col tempo e varie esperienze ci siamo convinti ad abbandonare la vecchia idea di aprire un semplice pub all’inglese e abbiamo provato a proporre qualcosa di diverso. Il limite principale era il budget, ma grazie a internet e ai tantissimi tutorial DIY (Do It Yourself), che si potrebbero definire “bricolage 2.0”, siamo riusciti a ottenere risultati sorprendenti dimezzando le spese. La particolarità più importante dell’Ottobit è la su natura “doppia”. Il Primo Piano è il quartier generale, nonché la zona relax: con divani, giochi da tavolo e una stanza dedicata al retro-gaming e alle console vintage. Il Garage al piano terra, è uno spazio dedicato alla musica e allo spettacolo. Un live club per accogliere artisti italiani ed internazionali”.

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L’altra definizione di SPAZIO, e sicuramente quella più vicina al pensiero comune, è quella cosmologica in cui si identifica come l’Universo, ciò che si è originato col Big Bang qualche milione di anni fa. La Scienza in generale gioca un ruolo chiave nel vostro progetto, una specie di Laboratorio di produzione idee. O sto dicendo una sciocchezza?

“La scienza, in particolare la scienza applicata alla tecnologia ci affascina da sempre. È bello vedere come la tecnologia influenzi la vita di ogni giorno, e come influenzi e faccia evolvere l’espressione artistica: musica, videogiochi, arti visive. Siamo lontani anni luce dal pensiero, che era meglio quando non avevamo gli smartphone e i social network, perché senza, ad esempio siti come “Instructable” (uno dei migliori portali sul DIY), non saremmo mai riusciti a realizzare metà delle cose che sono all’Ottobit”.

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Veniamo invece al punto focale: OTTOBIT è uno SPAZIO fondamentalmente dedicato alla musica, anzi Musica (con la M maiuscola). Live di band non scontate, Dj set fino a tarda notte, insomma state dando a questo luogo una connotazione ben precisa e di respiro non-provinciale. Ci vuole molto coraggio per farlo nella nostra piccola zona, complimenti! Come viene accolta dal pubblico la vostra scelta?

“Meglio di quello che ci aspettavamo. Ci fa piacere che la gente percepisca che non chiamiamo band con l’unico scopo di riempire il palco, ma che c’è la volontà di scoprire e far apprezzare nuova musica. Inoltre l’essere in provincia per noi non è un limite ma un punto di forza, fossimo a Milano ci sarebbe un atteggiamento un po’ più snob da parte del pubblico, invece vediamo che in un certo senso “noi provinciali” siamo molto meno disillusi e sappiamo apprezzare una band a prescindere da quello che rappresentano nella scena”.

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Avete a che fare, da un bel po’ di tempo, con realtà musicali indipendenti, sperimentali e molto spesso conosciute solo a pochi “addetti ai lavori”. Non sono molti in Toscana (ma anche in Italia) a dar loro SPAZIO come fate voi. Ben diverso è il discorso invece quando si sconfina dall’Italia. Sono un forte sostenitore della vostra filosofia. Ma perché, secondo voi, non c’è questa mentalità in Italia? Che problema abbiamo?

“Perché i locali sono nella maggior parte dei casi in mano a persone che sono nel settore da tanti anni e che non “vivono” il locale, ma guardano solo ai numeri. È un concetto di business sorpassato che ha portato la qualità al ribasso. Non si può continuare ad usare le stesse “formule” di 20 anni fa, il rapporto dei giovani con la musica è profondamente cambiato, c’è chi dice in peggio, ma noi non siamo assolutamente d’accordo, ripudiamo ogni forma di nostalgia e guardiamo al futuro”.

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L’ultima domanda è sempre un consiglio: solitamente chiedo di indicarmi 5 dischi che piacciono all’intervistato. A voi invece voglio chiedere di consigliare ai nostri lettori qualche band interessante, magari qualcosa che potremo vedere anche sul vostro palco…

  1. Con la chiptune (musica fatta con vecchie console di videogiochi) ogni volta è un’emozione, abbiamo l’onore di ospitare la regina della chiptune. Si chiama CHIPZEL, viene da Londra e le bastano due Game Boy per fare un set che spacca tutto.
  2. Per coloro ai quali piace l’elettronica un po’ più pura, c’è un ragazzo di 17 anni che si fa chiamare TALPA, che a nostro modesto parere, rischia di diventare il Jamie XX italiano.
  3. I COFFEE OR NOT, un duo synthpop dal Belgio che merita davvero.
  4. I REGATA neonato progetto su cui puntiamo molto.
  5. MOUSTACHE PRAWN, indie rock dalla Puglia. Sono un gruppo che ci invidiano anche all’estero, e non lo dico a caso, sono appena tornati da un tour in Giappone.

 

(Tutte le foto di questo articolo “vengono” dalla pagina FB di Ottobit)

 

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli, poco più che 30enne anagraficamente, meno di 20 spiritualmente. Chimico di professione, musica per passione, si divincola tra provette e Orme Radio dove conduce Germi il Lunedì sera. Non si perde neanche un concerto e da poco lanciato nel mondo del giornalismo musicale anche se fermamente convinto che "Scrivere di musica è come ballare di architettura".
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