“Il tempo giusto” della cantautrice Marina Giaccio

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Nata in Abruzzo ed approdata a Firenze, laureata in filosofia e cantautrice. La tua vita è un incontro di culture e modi di vedere il mondo e la vita.

Ho letto su una tua biografia che hai fatto una tesi sull’estetica della musica, un concetto che mi attira moltissimo: la differenza tra il puro tecnicismo e l’idea di proiezione dell’essenza. Dove si pone la tua musica in questa visione? Quanto la tua formazione ha inciso nelle tue composizioni?

Prima di tutto Francesco volevo dire grazie a te e all’Empovaldo per questo spazio. Mi hai fatto una domanda molto interessante. È vero sono una cantautrice e mi sono laureata con una tesi sull’estetica musicale. Il motivo di questa scelta sul tema fu proprio una riflessione sull’importanza della musica come arte: l’arte del “momento” (vd. Vladimir Jankélévitch). La musica è “tempo”, non si vede, non si tocca, scorre in un “intervallo” “fisico” e “mentale”, fa fluire emozioni, accompagna la vita, le dà un suono. La tecnica musicale permette di fare cose di grande bellezza se diventa un linguaggio personale e creativo (Marc Ribot, visto di recente, meraviglioso); al contrario non sono mai stata affezionata ai vari tecnicismi/virtuosismi tanto diffusi e tanto slegati dal contenuto. Credo di aver fatto in tutto 2 anni di lezioni di canto e continuerò, ma so che la mia voce si intona da sempre, da quando ero bambina, come una cosa naturale, perché lo è. La voce umana si intona grazie a una sua musicalità, il suono ce l’ha dentro, è nel voler dire. Quando ascolto una canzone mi chiedo sempre “cosa” quel musicista vuole comunicarmi con quel suono o quella parola, quanta onestà sento nel suo messaggio, quanta originalità colgo nell’espressione, strumentale o vocale. Quando si è sé stessi e ci si mette a nudo queste tre cose arrivano insieme: contenuto, onestà, originalità. Direi dunque che la “proiezione dell’essenza“, come tu la definisci, mi è sempre stata molto più a cuore. La musica è sempre stato un mezzo per arrivare dove non riuscivo con le parole. Le parole spesso sono cerebrali e pompose, la musica è un “in”canto. Ti permette di dire cose indicibili. Non si vergogna mai, non ha età, è uno spazio aperto pur non essendo uno spazio ma un “tempo”, mi ha sempre fatto sentire libera.
Hai parlato di culture diverse presenti nella mia vita, forse non ce ne sono tante quante vorrei, il mondo è così vasto, si dovrebbe vederlo tutto per capire davvero le differenze e apprezzarle. Però e sarà un’ovvietà, la musica “porta” la gente, la fa cantare, ballare, e questo in Abruzzo, a Firenze, a Milano. La musica rispecchia il posto, il momento, è la voce. Forse fare della musica e cantare è stato per tanto tempo il mio unico modo di raggiungere gli altri, sentirmi a casa dovunque e trovare degli amici.
Mi chiedevi anche delle mie composizioni. Ho sempre dimenticato la filosofia e tutto il resto per scrivere, le canzoni per me non possono essere troppo teoriche o troppo ragionate, a volte mi sorprendono nella mente come piccole gocce di pioggia: spontanee, vitali, trasparenti, a volte invece mi cadono addosso come un acquazzone, quasi a ricordarmi qualcosa di me che avevo dimenticato”.

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Il tuo ultimo lavoro ha un titolo veramente molto bello quanto emblematico: “Il tempo giusto”. Un concetto che merita di essere approfondito, anche in maniera personale ascoltando il disco. Qual è per te “il tempo giusto per prendere un respiro fino in fondo” nella quotidianità?

Di tempo e musica ti ho parlato subito, dunque forse il nesso viene da sé. Però perché “Il tempo giusto” questo posso dirtelo. Ti risponderei che il tempo giusto “è” quello in cui riesci a prendere un respiro proprio fino in fondo. Anche nella musica come nella vita c’è bisogno di silenzio, è il silenzio che prepara a ricevere la musica, è il respiro che prepara al pensiero e al passo successivo. Il respiro inteso come pausa reattiva, come momento di solitudine e sincerità in cui vedersi per come si è. È difficile respirare fino in fondo dandosi il tempo, si vuole sempre scappare avanti perché i vuoti, le pause e lo star soli ci fanno paura, e il movimento diventa frenetico, spinto. Quando non si ha più paura dei vuoti, la musica può godersi i suoi silenzi attivi e la vita i suoi respiri, si può proseguire senza paura di cadere appunto “nel vuoto”, nella delusione. Il tempo giusto è quello del proprio ritmo, il ritmo necessita di pause e di battiti, imparare a seguirlo ci rende un po’ più vicini a noi stessi, credo. Ecco perché nella canzone del disco che porta il titolo dell’album ci sono tanti “respiri“; di solito nei pezzi pop vengono tagliati, ma qui fanno parte della melodia.

Ti sei affermata come cantautrice in uno storico localetto dell’underground fiorentino, l’Eskimo, poi una serie di date in giro tra Abruzzo e Toscana al fianco di Gianfilippo Boni, varie apparizioni in radio e concorsi. Insomma non sei stata ferma. Come vedi la scena cantautorale fiorentina? Io, facendo anche radio, noto un bel fermento ultimamente…

Non sono stata ferma anche se per me si tratta di una vita parallela come quella dei sogni. A volte devo fermarmi per forza, mi pago i progetti musicali facendo un altro lavoro e quindi devo lavorare, altre volte faccio più passi insieme. Rispetto ai tempi dell’Eskimo le cose sono molto cambiate, io sono affezionata a quell’immagine di luogo stretto e fumoso pieno di amici cantautori, e forse ti direi che oggi un posto così a Firenze manca, però di nuovi cantautori ce ne sono tanti e ora ne conosco diversi anche tra i più giovani, potrei farti un lungo elenco. Credo che questa sia una cosa positiva, hanno cambiato stile, sono più intraprendenti, più convinti dei loro sogni e questo è bellissimo in un momento del genere. Vuol dire che le persone hanno cose da dire e ci provano”.

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Infine un’ultima domanda, un classico di Alchimie Musicali: 5 dischi che ci consiglieresti di ascoltare del panorama cantautorale contemporaneo?

Ah wow, vediamo, mi concentro sull’Italia. Amo molto Niccolò Fabi quindi direi che il primo è il suo “Una somma di piccole cose”, Bianco “Guardare per aria”, Brunori sas “A casa tutto bene“, Cristina Donà “Così vicini”, Erica Mou “Contro le onde“. Mi sono venuti in mente questi, ma ci sono tanti altri autori interessanti: Levante, Dente, IOSONOUNCANE… ed hanno stili diversissimi.

www.marinagiaccio.com

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli, poco più che 30enne anagraficamente, meno di 20 spiritualmente. Chimico di professione, musica per passione, si divincola tra provette e Orme Radio dove conduce Germi il Lunedì sera. Non si perde neanche un concerto e da poco lanciato nel mondo del giornalismo musicale anche se fermamente convinto che "Scrivere di musica è come ballare di architettura".
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