Diogenes

1

Diogenes 2  Diogenes Diogenes 2

Tutto su Diogenes, l’ultima creatura musicale di Giancarlo Carriero.

Diogenes: un nome che richiama alla mente gli studi di filosofia dei tempi del Liceo. Eppure la tua musica innovativa è un ponte verso un futuro artistico tutto da scoprire. Ci spieghi la scelta di questo nome e qual è il legame, se c’è, tra le tue produzioni e il pensiero filosofico di Diogene?

“Diciamo che tra le figure dei filosofi greci, quella di Diogene è sempre stata la mia preferita, soprattutto perché (se mi concedi la semplificazione) è quello che si è sempre preso meno sul serio. Mi viene in mente l’episodio in cui, alla richiesta di Alessandro Magno su cosa avesse voluto di più al mondo, rispose (si narra) un semplice “Che ti sposti, mi stai facendo ombra”.
“E’ la sua volontà di riportare tutto ad un livello primordiale, dalla ricerca dell’UOMO al suo personale stile di vita, che mi piace riscontrare nella mia musica. Riportare tutto all’essenziale e alla riscoperta e rielaborazione “cinica” delle mie radici musicali”.

Ascoltando il tuo ultimo lavoro “The Theory Of The Undanceable” si percepisce una sorta di melting-pot di influenze musicali trasversali che sei riuscito a far incontrare producendo un sound nuovo e diverso. Come definiresti, se si può, la tua musica? E qual è stato il percorso che ti ha portato a tutto questo?

“Definire un genere è sempre difficilissimo, immaginati il proprio. Soprattutto quando neanche tu hai bene in mente “dove vuoi andare”. Più facile è individuare come sono arrivato qui, anche perché di base, quel che esce dalle mie produzioni in questo momento, non è altro che la summa di tutto il mio percorso fin qui. Dalle primissime radici hip hop (nel mio passato c’è anche una precoce quanto fulminea carriera da rapper) all’attitudine punk, dalla ricerca delle atmosfere noise/post-rock, alla passione eterna per tutto ciò che si balla. Credo che ascoltando THE THEORY OF THE UNDANCEABLE tutto questo si intraveda. O almeno lo spero, perché era esattamente il mio intento”.

Negli anni siamo stati abituati ad ascoltare un certo tipo di Musica elettronica solo proveniente da altri paesi (principalmente USA, UK, Francia, Germania). In Italia c’è sempre stato ben poco. Tuttavia ultimamente anche nel nostro paese si sta sviluppando un bel “movimento” intorno a questo nuovo tipo di sonorità. Tu vieni da una piccola realtà sub-urbana come Castelfiorentino. Quanto hanno inciso le colline del Chianti sulle tue produzioni? E cosa ne pensi di questa nuova scena Italiana?

“In realtà la natura esterofila della musica elettronica è un fenomeno abbastanza nuovo. In passato parte delle “leggi” che hanno ridefinito la dance e la house sono partite proprio da casa nostra. Col tempo, però, soprattutto a causa di un’eccessiva ghettizzazione da gran parte del pubblico “alternativo” di tutto ciò che era ballabile, ha portato a ridurre di gran lunga anche il numero di artisti che decidessero di intraprendere quella strada. Senza scordarci che anche l’hip hop (motore all’estero di gran parte delle innovazioni avvenute negli ultimi 2/3 decenni di musica) ha avuto una storia travagliata, passando dall’epoca d’oro dei 90s, in cui però era fortemente settoriale, al periodo di quasi assenza, alle classifiche pop. Forse è proprio grazie a questa nuova diffusione ed “accettazione” che di recente (ma neanche troppo) in Italia un sacco di artisti con capacità straordinarie ha avuto il giusto spunto per rimettere in gioco quelle radici e mescolarle a tutto il resto del bagaglio acquisito. Con risultati spesso incredibili (i toscani Clap! Clap! ed Apes On Tapes ne sono solo due esempi di come tutto ciò abbia portato anche ad una meritata riconoscibilità anche europea).
Le colline del chianti, più che un’influenza, sono state la spinta. La spinta per sapere cosa c’era oltre quelle colline e quel vino”.

Ci troviamo in un “momento storico” in cui la club-culture è al centro di un ciclone mediatico talvolta anche dovuto a molta disinformazione. Che rapporto hai con i club e qual è la tua opinione a riguardo dello stato attuale del club in Italia? E poi, dove trovi il tuo habitat ideale per i tuoi live?

“Temo di essere la persona meno adatta a rispondere a questa domanda. Di base il mio rapporto con i club ormai si esaurisce quando termino la mia esibizione, sono una persona piuttosto casalinga, a dispetto di un passato “burrascoso” in tal senso. Non ho però un’ottima opinione di quel che vedo in giro. I locali che possono ospitare più di 100 persone sono totalmente votati alla “sicurezza” di quella che viene chiamata musica “main room”, quella che balli senza ascoltare. Il centro del club non è più la consolle, ma sono il bar ed il bagno. Non mi stupisco più di tanto, poi, se anche i ragazzi finiscono con l’abuso di qualunque cosa, se le cose di cui abusano sono l’unica proposta che hanno.
Tutto questo mi fa molta tristezza, perché quando poi vedo realtà come, ad esempio, il Sonar di Colle Val d’Elsa, da anni ormai votato alla ricerca e alla proposta di tutto ciò che è “nuovo” (in tutti i generi musicali), e la risposta sempre positiva che ha il pubblico, mi viene da pensare che si potrebbe fare molto di più. Però stiamo sempre parlano di business, quindi tutto questo è utopia.
E allora mi rifugio nella costellazione di locali “minori” dove si può sempre trovare musica di qualità, parlare con le persone, ballare ascoltando più di una grancassa in quarti, etc”.

Se ti chiedessi di prestarmi tre dischi?

“Ti guarderei malissimo, perché sono molto geloso dei miei dischi. Però poi mi ricorderei che di te mi posso fidare e ti darei YOU’RE DEAD di Flying Lotus, THE EPIC di Kamasi Washington e DARK RED di Shlohmo. Però solo se mi prometti di rendermeli velocemente, dato che ultimamente non sto ascoltando quasi altro”.

Diogenes è l’ultima creatura musicale di Giancarlo Carriero, 33 anni vissuti in Toscana. Alle spalle ha un passato da rapper/producer e organizzazione di eventi per la doppia H, batterista in vari progetti noise/post rock, e altri concept di carattere elettronico, dalla glitch concettuale all’electro più tamarra.

Nell’estate del 2013 prende forma il progetto Diogenes, nato dalla volontà di fondere in un unico sound le varie influenze di origine black e londinesi. Esce così il primo album FAKE MIRRORS [Labella Recordings] ad aprile 2014, le cui sonorità vengono da più parti accostate a quelle di Four Tet, Burial e Ben Frost.

Il 2015 è l’anno della riscoperta e rielaborazioni delle radici Hip Hop, che lo portano a pubblicare sul proprio Bandcamp i 4 volumi di HIP HOP IS DAD, oltre ad un tape/tributo al Maestro Ennio Morricone.

L’approdo a Panorama Musique arriva al culmine di questo percorso, che darà a breve i suoi frutti con un progetto non poco ambizioso.

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli, poco più che 30enne anagraficamente, meno di 20 spiritualmente. Chimico di professione, musica per passione, si divincola tra provette e Orme Radio dove conduce Germi il Lunedì sera. Non si perde neanche un concerto e da poco lanciato nel mondo del giornalismo musicale anche se fermamente convinto che "Scrivere di musica è come ballare di architettura".
Share.

1 commento

Leave A Reply