IL CORAGGIO DI CONTINUARE A CANTARE: quella volta che Freak Antoni venne a Brusciana

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Il coraggio quando si parla di musica può essere associato ad una marea di eventualità: cantare di situazioni scomode o imbarazzanti, fare cover azzardate, utilizzare l’ironia e le demenzialità per trattare tematiche importanti oppure fare canzoni senza saper suonare.

Gli Skiantos erano tutto questo messo insieme. Un gruppo coraggioso. Fosse anche per esser stati i veri pionieri del punk in Italia (“in quel caldo ’77 mentre gli Skiantos suonavano nel DAMS occupato in giro per il centro di Bologna c’erano i carri armati di Cossiga” [L’Emilia, o La dura legge della musica di Gianluca Morozzi].

Il cantante degli Skiantos si chiamava Roberto Antoni ma per tutti era il “Freak”. “Freak” Antoni appunto. Lui era nato nella classe operaia di San Giovanni in Persiceto alle porte di Bologna, quella Bologna che fu croce e delizia nella sua vita. Quella Bologna dove si laureò con la tesi su i Beatles, quella Bologna delle amicizie con Andrea Pazienza e Pier Vittorio Tondelli, quella Bologna dell’eroina, quella Bologna appunto dei carri armati del 1977.

Affrontava la vita sempre con apparente leggerezza Freak Antoni, riusciva a ridere anche nelle tragedie più pesanti o nelle crisi più nere.

Beh, quello che fece con gli Skiantos è leggenda, non ne parlerò qui adesso. Però voglio raccontarvi di come lo conobbi e di come diventammo amici: erano gli anni in cui al vecchio Ritrovino, Sandro e Ghera avevano fisso il cd “La Krema”, uno straordinario best of degli Skiantos. Passavamo le nostre giornate a cantare “forse mi volevi più cattivo, più deciso e più aggressivo. Ma oggi ho trovato il giusto tono: sono buono.” bevendo vino rosso. Era l’inizio della gloriosa estate del 2011 quando vedemmo un articoletto sulla cronaca di Empoli nella sezione spettacoli che diceva che “Freak” Antoni sarebbe venuto a Brusciana, al circolino, con la Mostaciova [Alessandra Mostacci] a presentare “IRONIKOCONTEMPORANEO” una roba molto sperimentale di poesie e scritti originali accompagnati da brani di musica contemporanea. Un disco tendenzialista.

Ci andai, certo. L’atmosfera intima e l’alcool mi facevano sentire veramente vicino al mio idolo sul palchetto del Circolo di Brusciana. Gli volevo bene. Lo vedevo sofferente, devastato da quel cancro all’intestino, frutto di una vita di punk ed eroina, lo avrebbe portato via al mondo di lì a poco meno di due anni. Non era ordinato, cercava i suoi fogli a caso in una borsa di pelle, tutti sgualciti, mezzi accartocciati, pieni di poesie dal taglio romanticamente ironico. Leggeva e cantava. E noi ridevamo molto, ma con un po’ di amarezza.

Eccolo il vero coraggio: continuare a far ridere la gente, anche quando da ridere non ci sarebbe proprio un bel niente. Il vero coraggio in musica è CONTINUARE A CANTARE. In quel momento “Freak” Antoni ci stava dimostrando cosa vuol dire lottare come una gazzella ferita in mezzo a leoni affamati. E lo faceva nel modo che gli riusciva più congeniale: facendo “l’idiota”. Cantò tutte le nostre canzoni preferite in versione acustica col solo accompagnamento di pianoforte suonato dalla Mostaciova. Eravamo davvero esaltati ma lui stava male, era palese. E non solo per il lancinante patire fisico.

Capii il suo dolore interiore quando, estremamente sconfortato in quel marasma di poesie spiegazzate, non riuscì a trovarne una che voleva leggere a tutti i costi. La cercò per molto e il tempo a sua disposizione finì. Finì anche il concerto (che fu bellissimo) e lui continuava a disperarsi quasi come avesse perso chissà quale regalo. Fu lì che presi coraggio e gli chiesi se potevo aiutarlo a cercare quello che aveva perso.

Ecco quella poesia non la trovammo mai. Però parlammo a lungo, fino a quel 12 Febbraio di due anni fa quando decise che era troppo anche per lui e lasciò questo mondo.

Quella sera Brusciana visse uno dei suoi apici Rock ‘n Roll a modo suo, con quel “Freak” Antoni che forse ci sarebbe anche stato bene ad abitare lì. Quella sera ho incontrato un grande amico e non lo scorderò mai.

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli

Francesco Marinelli, poco più che 30enne anagraficamente, meno di 20 spiritualmente. Chimico di professione, musica per passione, si divincola tra provette e Orme Radio dove conduce Germi il Lunedì sera. Non si perde neanche un concerto e da poco lanciato nel mondo del giornalismo musicale anche se fermamente convinto che "Scrivere di musica è come ballare di architettura".
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