Centro antiviolenza Lilith, 11 punti di ascolto e 3 case rifugio

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Sono 80 le donne che si sono rivolte al centro antiviolenza Lilith di Empoli nel 2017. E tante altre dal 2002 ad oggi, da quando il Centro Aiuto Donna è nato. Donne che hanno subito violenza, fisica, psicologica. E hanno deciso di dire basta e di chiedere aiuto.

donne Centro antiviolenza Lilith, 11 punti di ascolto e 3 case rifugio Eeonora GalleriniEleonora Gallerini, responsabile del centro, ci racconta come e perché queste donne arrivano al centro. “Si rivolgono a noi per chiedere aiuto quando sentono disagio – spiega – e vogliono capire che sta succedendo. A volte siamo agli inizi di un crescendo di violenza e possiamo intervenire in tempo, altre volte sono già state al centro della violenza e la situazione è drammatica, c’è pericolo per la loro incolumità. A quel punto scatta una rete di aiuto che va dal pronto soccorso alle forze dell’ordine, agli assistenti sociali”.

Il 65% delle donne che si rivolgono a Lilith sono italiane, ci sono donne di 30 anni come di 50, sono dentro una relazione affettiva o ne sono uscite ma nella stragrande maggioranza dei casi è il partner o l’ex partner il maltrattante. “Abbiamo anche casi di ragazze molto giovani che si rivolgono a noi – specifica Maya Albano, psicologa del centro – anche minorenni; come abbiamo anche donne di 80 anni”.

donne Centro antiviolenza Lilith, 11 punti di ascolto e 3 case rifugio gruppo donneSono 11 i punti di ascolto del centro Lilith, uno in ogni Pubblica Assistenza del territorio empolese e in queste settimane è prevista l’apertura di un nuovo centro nel comune di Gambassi. Ci sono tre case rifugio. Uno staff di 30 persone, tra psicologhe, mediatrici, avvocatesse, ascolta ogni giorno le richieste in arrivo. “Spesso le donne fanno fatica a riconoscersi vittime di violenza fino a quando non ci sono i segni fisici – spiega ancora Albano – hanno bisogno di capire meglio qual è la loro situazione, si sentono in colpa, pensano di essere loro la causa”. I segnali a cui fare attenzione sono chiari. “Se c’è in atto una gelosia che diventa una forma di controllo tale per cui non si è in grado di fare una scelta per se stesse; se si è perso il piano della realtà e l’unico punto di vista che ci appare valido è quello di chi ci maltratta. Se si ha paura. Tutti questi sono segnali da non sottovalutare e rispetto ai quali rivolgersi subito a chi può darti un aiuto”.

E poi ci sono anche le storie e soprattutto i racconti in prima persona di chi ce l’ha fatta. Tanti. Ci vogliono. “Abbiamo molti esempi di donne che ce l’hanno fatta a uscire da una situazione di violenza e a ripartire. Loro sono l’esempio migliore per chi è ancora in mezzo al guado e non sa cosa fare – racconta Gallerini – Spesso alcune hanno paura di non farcela perché non hanno un lavoro, una casa. Noi le aiutiamo. E l’esempio e i racconti di chi ha già percorso quella strada, ha faticato molto ma finalmente è ripartita, resta la spinta più forte di tutte a provarci”.

lilithcentroaiutodonna.it

Susanna Bagnoli

Susanna Bagnoli

Sono una giornalista e addetta stampa. Mi sono occupata di comunicazione politica e istituzionale, oggi scrivo e collaboro con settimanali nazionali e testate regionali tra cui l’Empovaldo. Ho il pallino delle storie al femminile!
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