Stelle cadenti, lacrime e promesse

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Di Sesto Caio Asinelli, nipote del celebre Raglino Muletti, soprannominato lo Strolago di Vaglia

Trilussa, poeta romano vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900 e famoso per le sue rime in dialetto, guardando il cielo nelle fresche sere estive si interrogava sulle speranze, promesse, aspettative e desideri che le strisce luminose lasciate dalle stelle cadenti portano con sé. “Quanno me godo da la loggia mia – quelle sere d’agosto tanto belle – ch’er celo troppo carico de stelle – se pija er lusso de buttarle via – ad ognuna che casca penso spesso – a la speranza che se porta appresso”.

Ma questi fenomeni così suggestivi non ispirano solo poeti e letterati: tutti noi abbiamo affidato, un po’ per scherzo, un po’ perché non si sa mai, speranze e desideri a quei puntini in fuga, o ci siamo scambiati promesse d’amore e di vita sotto la loro ombra. E qualcuno si sarà anche domandato, come noi Strolagi, a cosa sia dovuto questo fenomeno così suggestivo da turbare la quieta immobilità del cielo stellato.

Anche se in questo ultimo periodo su Twitter hanno impazzato le #stellecadenti del comune di Roma, quelle che addobbano i nostri cieli non sono dovute ad amministratori incapaci, ma a pezzettini di rocce e polveri (dette meteoridi). Di tanto in tanto la nostra Terra, nel suo peregrinare intorno al Sole, attraversa delle regioni in cui questi detriti sono particolarmente abbondanti, principalmente le scie di corpuscoli lasciati dietro di sé da quelle vanitose delle comete. Entrando a contatto con l’atmosfera terrestre, e viaggiando rispetto a questa a velocità superiori a 100.000 km/h, si surriscaldano per l’attrito fino a raggiungere temperature di 1.500/2.000 gradi, creando le ben note scie luminose. Le scie diventano visibili quando i frammenti arrivano a circa 110/120 km di altezza per spegnersi dopo pochi secondi, quando la particella si consuma totalmente passando dallo stato solido direttamente a quello gassoso (e luminescente). I detriti più grossi riescono però talvolta ad arrivare fino a terra, dove vengono talvolta ritrovati e chiamati meteoriti.

I principali sciami, ovvero le piogge più consistenti di “stelle”, prendono il nome dalla regione di cielo da cui sembrano provenire, dove la Terra interseca l’orbita della Cometa che li ha abbandonati. Il più famoso è senza dubbio lo sciame delle Perseidi, meglio noto come “lacrime di San Lorenzo” e osservabile in agosto, in genere intorno al 12 del mese. Le stelle cadenti non sono però un fenomeno solo estivo, anche se in quella stagione sono più agevoli da osservare. Ad esempio, a Gennaio è possibile osservare nella prima settimana del mese le Quadrantidi, che insieme alle Gemeidi di Dicembre sono gli sciami più ricchi.

Su wikipedia si trova la lista di tutti i maggiori sciami noti, da utilizzare per impressionare spasimanti e amici.

Ricordo a tutti i possibili osservatori suscettibili che circa 100 “stelle cadenti” all’anno riescono a sopravvivere e raggiungere la superficie terrestre, anche se fortunatamente la maggior parte è molto piccola e non crea danni. Che io sappia, una sola persona fu ferita nel 1954 da un meteorite che colpì il tetto della sua casa in Alabama; e i casi di meteore così grosse e brillanti da essere visibili e udibili in pieno giorno e danneggiare edifici e persone come quella avvistata in Russia nel 2013 sono molto rari: niente paura e buoni desideri e promesse a tutti!

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Giovanni Cresci

Giovanni Cresci

Giovanni Cresci è un astrofisico fiorentino dell’Osservatorio di Arcetri. Con un passato da cervello in fuga in Cile e Germania, è poi rientrato in patria lasciando il cervello chissà dove. Dice di studiare l’evoluzione delle galassie, ma più che altro cerca di sopravvivere ai suoi figli.
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