La mancata promessa (a fin di bene) del dottor Fresco

0

Un venerdì di qualche settimana fa, via Fb, mi è arrivato un video dalla mamma di una bimba che è ricoverata nel Reparto trapianti al Meyer.

La conosciamo bene, va e viene dall’ospedale da molto tempo.

Nel video c’era la richiesta, indirizzata personalmente a me (che in corsia mi chiamo Dottor Fresco), di andarla a trovare.
Ho promesso alla mamma che sarei andato non appena fossi stato di turno e che nel frattempo sarebbero andati i miei colleghi.
La settimana successiva ero di turno al Meyer solo il mercoledì.

Puntualmente io ed il mio collega (lavoriamo sempre in coppia) abbiamo provato ad andare dalla bimba. Purtroppo era in corso una medicazione, e non ci hanno fatto entrare. Non era colpa nostra ovviamente; ci avevamo provato, ma ugualmente mi è dispiaciuto e mi sono sentito in colpa.

Tornato a casa l’ho raccontato a mia moglie e lei mi fa: “Perché non hai fatto un cambio per andare nei giorni scorsi? Oppure fai un cambio per andare domani!”.

Perché non ho fatto questo cambio, che in effetti non sarebbe stato difficile fare?

In ospedale ci va il dottor Fresco e non Giacomo.

In corsia si “muovono” cose grosse ed ognuno ha le sue “protezioni”. 

Noi abbiamo il naso rosso, la nostra preparazione, il nostro personaggio clown.

Siamo stati formati a lavorare sulla parte sana del bambino, a non interessarsi alla storia clinica, a non sviluppare un attaccamento emotivo… a mettere semplicemente le nostre capacità artistiche al servizio del bambino.

Questo, e non solo, è quello che fa di noi dei professionisti che grazie al loro metodo di lavoro riescono dopo tanti anni, 15 nel mio caso, a portare in corsia la stessa freschezza e la stessa energia.

Il dottor Fresco sa perfettamente che non importava che andasse lui; che i suoi colleghi avrebbero fatto divertire lo stesso la bimba (come in effetti è accaduto). Sa perfettamente che il bambino si “attacca” a quello che tu rappresenti e non a te in particolare. Sa perfettamente che il clown, per poter funzionare, ha bisogno di distacco emotivo.

Succede però che, di tanto in tanto, questa bella teoria vacilli di fronte a qualche bambino con cui si instaura un feeling particolare e diventa difficile governare le emozioni, rimanere “professionali” guardando quel bambino come tutti gli altri.

Giacomo fa capolino ed è difficile tenerlo dietro al naso rosso del dottor Fresco!

Avevo voglia di vederla, pensavo ossessivamente a lei fuori dal lavoro, mi sentivo in colpa per non aver fatto di tutto per “mantenere la promessa”.

Se si inizia a confondere il professionale ed il privato c’è il rischio grosso di bruciarsi: Burn out!

Col passare dei giorni, anche grazie alle psicologhe del Meyer con le quali mi sono confrontato, mi sono rilassato, realizzando di aver fatto la cosa giusta tenendo “le distanze”, mantenendo un rapporto professionale e mandando i miei colleghi.

Ho rivisto la bimba la settimana successiva e l’ho trovata come sempre allegra e piena di vita, anche se non sta certo attraversando un bel momento. Una bimba alla quale piacciono i clown e che sta lottando, come tutti lì dentro, per guarire.

Giacomo Gosti

Giacomo Gosti

Mi chiamo Giacomo Gosti e dalla fine degli anni ’90 faccio il mestiere del clown declinato nelle sue diverse sfaccettature. Spettacoli di piazza, in teatro, animazioni, laboratori, letture animate e dal 2003 il lavoro che mi piace di più: clown in corsia principalmente al Meyer. I clownattimi: il mondo visto con gli occhi di un clown!
Share.

Leave A Reply