Una bella piega: così nacque la permanente

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111 anni e neppure un capello fuori posto. Di cosa stiamo parlando? Della permanente e della sua incredibile storia.

Siamo nella Londra del 1906 quando il parrucchiere tedesco Karl Nessler (che si faceva chiamare Charles Nestle, alla francese) presenta il primo sistema di ondulazione permanente, Dauerwelle (auf Deutsch). Una complicata struttura di contrappesi che sosteneva cilindri riscaldati su cui venivano avvolti i capelli, precedentemente cosparsi di idrossido di sodio, per essere arricciati.

piega Una bella piega: così nacque la permanente Piehje Permanente Nestle wave

Una seduta durava circa 6 ore e le prime non andarono proprio bene.

Si narra di cuoio capelluto bruciato e capelli inceneriti. La “cavia” e modella del parrucchiere conosciuta a Parigi, Katharina Laible, ne divenne poi compagna di vita, di fortune e sfortune: infatti presero il mare non appena Karl venne rilasciato dalle autorità inglesi (che all’inizio della Grande Guerra lo avevano internato a causa delle origini tedesche e gli avevano anche confiscato tutti i beni) e raggiunsero gli Stati Uniti, dove prima fecero fortuna sviluppando tecnica e brevetto della Nestle Wave e di altri dispositivi, aprirono saloni e negozi in quantità, e poi persero quasi tutto con la crisi del ’29. Quella di Nessler, poi Nestlè dopo il periodo di lavoro a Ginevra, per la “piega” doveva essere proprio una fissazione: suo è infatti anche un brevetto depositato nel 1902 per un piegaciglia.

Ma come funziona davvero la permanente? Come possiamo dare la forma desiderata ai capelli? Usando dei prodotti che rompono i legami, detti ponti di zolfo, che danno la piega naturale del capello per poi, grazie ad altre sostanze, dargli la forma che vogliamo coadiuvati dal calore. Rigorosamente dal parrucchiere!

(ps. per chi trovasse a visitare la Foresta Nera – Schwarzwald, a Todtnau c’è un piccolo museo dedicato a Karl Nessler)

Elena Mondovecchio

Elena Mondovecchio

"Ci sono versi – a volte intere poesie – / che neanch’io so cosa vogliono dire. Quello che non so / mi trattiene ancora". Ghiannis Ritsos, Esercizi
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