Pillole di quotidianità tecno(il)logica

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“Pronto! mamma? pron…” “Tuuuuuuuuuuuuuu…”.

A suon di insistere, forse al decimo tentativo si riusciva a parlare con casa. Tredici anni fa il telefono fisso era ancora il solo mezzo relativamente affidabile per parlare con l’Italia da Moyale, cittadina sul confine tra Etiopia e Kenya. Relativamente, appunto, perché se prendere la linea era ancora una sfida, mantenerla fino alla fine di una conversazione era una missione quasi impossibile. Sulla rete mobile e su internet si poteva contare solo a rari tratti e, dato che le possibilità di successo erano maggiori nella metà Keniota della città, alle volte ai residenti del lato etiope toccava attraversare il confine solo per fare chiamate o inviare email.

L’ambita meta oltreconfine era il polveroso ufficio postale che, coi suoi tre computer infestati da virus, la sua instabile connessione ad internet e la tanto invidiata elettricità 24 ore su 24, rappresentava quanto di più avveniristico Moyale potesse offrire in termini di comunicazione col resto del mondo. Quando invece si riusciva a prendere la linea dal telefono fisso di casa, potevano accadere cose piuttosto insolite, tipo udire masticamenti in sottofondo mentre la mamma ti aggiornava su come stavano i parenti, essere interrotti da starnuti senza autore durante il racconto dell’avventura del giorno o percepire profondi sospiri ad intervalli irregolari nella conversazione. Appurato che nessuno dei partecipanti noti alla chiamata si stesse facendo uno spuntino, fosse raffreddato o sovrappensiero, il dubbio nasce spontaneo: “ma saranno state mica intercettazioni telefoniche?”. Tra i cooperanti infatti correva voce che i mezzi di comunicazione di molte Organizzazioni Non Governative fossero sotto controllo, ma che le tecnologie usate per le intercettazioni fossero, diciamo, poco discrete. Se la vera spiegazione di questi eventi insoliti fosse questa, non lo sappiamo, ma dato che la tendinite della zia non era certo, per l’Etiopia, una questione di interesse nazionale, ciò spiegherebbe almeno i lunghi sospiri di sottofondo: l’ipotetico intercettatore, probabilmente, veniva sopraffatto dalla noia.

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Detto questo, oggi a Moyale c’è l’elettricità 24 ore su 24. I frigoriferi dei cooperanti son tornati a svolgere la funzione che spetta loro e non vengono più usati come armadi. La connessione ad internet, anche nella metà etiope della città, pare sia più stabile di quella delle campagne toscane. I computer continuano a scarseggiare, ma il tasso di alfabetizzazione informatica sta lentamente aumentando. Le partite di calcio però si guardano ancora al negozio del barbiere. Si resta fuori ovviamente, tutti accalcati attorno alle due grandi finestre. Perché la tecnologia c’è, ma non è ancora per tutti, e siccome va condivisa, è ancora una grande occasione di socializzazione.

Linda Pescini

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