Irene Campinoti, disegnare è superare il confine

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Irene Campinoti, Graphic designer e illustratrice samminiatese, ha realizzato per L’Empovaldo la copertina del numero che il magazine più ciuco del circondario dedica al tema “migrazioni”.

Raccontaci la cover dell’Empovaldo… da cosa sei partita per realizzarla?
Esistono molti modi di migrare. A volte è una scelta. Spesso è una necessità. Questa cover rappresenta il mio modo. Se io lo facessi, se emigrassi, salterei all’improvviso su un aereo di carta.
Tutti penserebbero che la mia è una decisione presa alla leggera. Ma di leggero non ci sarebbe nulla.
Ancorati all’aeroplano ci sarebbero fili sottilissimi per tentare di trattenere pezzi della mia vecchia vita: oggetti, esperienze, affetti, foto, storie, canzoni, sogni mai realizzati.
Per un po’ lascerei che il vento mi porti. Senza guardare avanti. E fisserei quel grande amore che lascio finché non diventa un puntino invisibile.
Con le lacrime agli occhi. E il sorriso sulle labbra per il futuro che mi aspetta.Irene Campinoti, disegnare è superare il confine LEmpovaldo Migrazioni Cover 2019

Irene, come ti descriveresti? Scrittrice, illustratrice e…
Le definizioni mi vanno strette. Cerco sempre di evitarle. Sia per me che per gli altri. Siamo sempre molto di più di qualche parola. Faccio la grafica da vent’anni. Molto ganzo, finché non ti scontri con la realtà, i clienti, i soldi… Ho bisogno di canali liberi per esprimermi. Perciò scrivo e disegno. Sono passioni e necessità insieme. Non un lavoro. Almeno non ancora.
Ogni disegno che faccio è un messaggio. Ogni parola che scrivo è un pezzo di me che tiro fuori dal caos che ho dentro.

Verso quali riferimenti guardi? Chi o cosa è la tua fonte di ispirazione?
Tutto è ispirazione. Osservo, catturo istanti, ascolto musica, la gente che racconta, sento le persone, sento il vento fra i capelli, i profumi che compaiono e scompaiono all’improvviso. Mi innamoro perdutamente di un artista. Gli entro dentro, mi tuffo nell’oceano profondo della sua arte fino a focalizzare e tirare fuori qualcosa di me stessa. Parlo con una persona qualsiasi un giorno per caso e realizzo un disegno. Faccio un sogno una notte e scrivo un romanzo. Cerco stimoli dovunque. Cose e persone capaci di segnarmi. Artisti o gente comune.

Irene Campinoti, disegnare è superare il confine irene campinoti 2 empovaldo copy

Da un sogno è dunque nato il tuo primo romanzo in cui racconti anche il territorio. Non sfugge neppure a dei ciuchi come noi che “Manisanto” sia l’anagramma di San Miniato… quali legami, meraviglie, aspettative e critiche del vivere nell’empolese-valdelsa?
Esatto, cari ciuchi, Manisanto è l’anagramma quasi perfetto della mia città: San Miniato.
Sono molto legata alla mia terra, a queste colline, a questi colori, a questa semplicità e lentezza delle cose. Mi sento protetta, cullata, sempre a mio agio. Ho una personalità fra le meno adatte alla migrazione, lo ammetto. Però mi capita tante volte di pensare a quello che c’è fuori. Agli stimoli che troverei se stessi in una grande città. A quello che avrei potuto essere.
Non credo di avere una risposta alla vostra domanda. Spesso quello che mi ha limitato è stata solo la paura. Paura di essere o di non essere abbastanza. Questo è più limitante di qualsiasi confine o territorio.

Quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?
Tornando a Manisanto, “La città dei bambini” vedrà presto la luce delle stampe. Entro l’estate, chi vorrà, potrà assaporare una bella fetta del mio mondo in questo primo romanzo.
Nel frattempo sto scrivendo un altro romanzo e disegno. Disegno parecchio. Per la prima volta in vita mia, riesco a sedermi davanti a una pagina bianca e disegnare quello che ho da dire. E mentre lo faccio penso che questa cosa inutile che sto facendo sia la più figa che potrei fare. Forse, davvero, alla fine sono riuscita a superare il confine. Sto compiendo la mia migrazione.

laragazzanellarmadio

Elena Mondovecchio

Elena Mondovecchio

"Ci sono versi – a volte intere poesie – / che neanch’io so cosa vogliono dire. Quello che non so / mi trattiene ancora". Ghiannis Ritsos, Esercizi
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