Il solstizio d’estate nelle chiese romaniche toscane: la ricerca di Simone Bartolini

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Quantunque immortale, il Sole scende ogni notte nel regno dei morti:

di conseguenza può condurre gli uomini con sé e, tramontando, farli morire;

d’altra parte, può contemporaneamente guidare le anime attraverso

le regioni infernali e ricondurle alla luce l’indomani, col giorno.

 

Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni

 

Il solstizio d’estate è ormai vicino e forse mai come quest’anno lo aspettiamo con impazienza. I lunghi mesi di reclusione coatta da pandemia ci hanno messo a stretto contatto con la morte, reale o simbolica, in attesa di una resurrezione che spostava sempre avanti il suo traguardo. E ora siamo qui, con gli occhi ancora socchiusi, desiderosi e al contempo impauriti di incontrare di nuovo la luce. Il sole, nella sua parabola ciclica, sembra incoraggiarci a uscire, a varcare quella porta degli uomini che, assieme alla porta di Noto, apriva per Omero l’antro dell’isola di Itaca.

Il 20 giugno, giorno del solstizio d’estate, la nostra stella più grande sembrerà fermarsi sulla sfera celeste: solstitium da sol + sistĕre, fermarsi. Sarà un momento di passaggio, di attesa, forse il più indicato per spostare lo sguardo dal nostro ombelico al cielo, dal microcosmo al macrocosmo. Magari approfittando di una visita a una delle chiese romaniche toscane analizzate da Simone Bartolini, gnomonista e cartografo presso l’Istituto Geografico Militare di Firenze, nel bel volume “Le porte del cielo. Percorsi di luce nelle chiese romaniche toscane”, edito nel 2017 dalla casa editrice Polistampa.

Lo abbiamo intervistato per ripercorrere insieme il suo viaggio da una chiesa all’altra e scoprire con lui il linguaggio segreto e affascinante di questi luoghi. Ecco cosa ci ha risposto:

Buongiorno Simone, puoi raccontarci come nasce questo libro e perché hai scelto di dargli questo titolo?

“Questo libro nasce dopo la scoperta dell’illuminazione al solstizio estivo del segno del Cancro dello zodiaco della basilica di San Miniato al Monte. Mi sono chiesto: ci saranno ancora altre illuminazioni significative nel territorio toscano? Pertanto ho iniziato a scegliere le chiese romaniche toscane sulla base dell’importanza e della conservazione, delle migliaia esistenti ne ho scelte 380 circa che ho visitato e misurato, ne è venuto fuori un studio omogeneo sulle modalità di orientazione delle chiese. Il titolo si può dire che è una sintesi di quanto scoperto: le chiese romaniche sono state costruite per creare una correlazione con il cielo attraverso particolari illuminazioni e quindi sono come delle Porte di collegamento con il Cielo”.

Nella premessa scrivi: “Ogni volta che ho varcato la soglia di una chiesa romanica ho avuto la sensazione di trovarmi in un luogo speciale, un luogo privilegiato per l’incontro con Dio”. Perché questi luoghi sono posti così carichi di spiritualità?

“La percezione della spiritualità di un luogo è qualcosa di molto personale, attinge alle proprie esperienze, alla capacità di ascolto e di osservare. Molte chiese romaniche hanno qualcosa di speciale che tante persone percepiscono, anche se non sono cristiani praticanti, poiché, entrando, si avverte un senso di armonia che i costruttori hanno impresso alla struttura stessa. Le chiese romaniche, a differenza di quelle rinascimentali e barocche, sono a misura d’uomo e pertanto ci si sente a proprio agio. Quest’aspetto dà modo di sentirsi in armonia con il mondo e alla propria spiritualità di emergere per cercare l’incontro con l’Infinito. Ne ho avuto esperienza diretta”.

La costruzione di una chiesa medievale era un processo in cui nulla era lasciato al caso. Quali erano le principali regole seguite?

“Per rispondere riprendo quanto scritto nella presentazione del libro da Padre Bernardo, Abate di San Miniato al Monte: “Nella progettazione e costruzione delle chiese romaniche l’uomo celebra Dio utilizzando al massimo la propria somiglianza col Creatore in termini di creatività, di fantasia, di gusto, ma anche di misura, proporzione e armonia… come l’uomo, quando prega costruendo e costruisce pregando, non diversamente da Dio niente pone a caso e «con misura, calcolo e peso» realizza il riverbero luminoso della sapienza creatrice di Dio”.

La progettazione delle chiese avveniva attraverso la combinazione di quadrati e cerchi, spesso veniva utilizzata anche l’antica proporzione aurea che creava una struttura equilibrata e armoniosa, la facciata della basilica di San Miniato al Monte ne è un bellissimo esempio.

Inoltre i costruttori delle chiese romaniche progettarono gli edifici sacri in modo tale che i cristiani potessero intravedere il Creatore anche attraverso la struttura stessa, poiché realizzata a immagine del cosmo: la navata rappresenta la Terra, la cripta gli Inferi e l’abside con la semicupola il Cielo.

Una delle principali regole costruttive delle chiese medievali, anche se meno conosciuta, è quella di relazionare lo spazio sacro al Cielo, ovvero di direzionare l’asse dell’edificio verso l’Oriente, pertanto l’orientazione dell’abside è verso la levata del sole e l’entrata rivolta al tramonto.

Nelle chiese oggetto del tuo studio non tutti gli edifici sono orientati allo stesso modo. Perché? Quali erano le più comuni modalità orientative?

Lo studio effettuato sull’orientazione degli edifici sacri della Toscana sfata la convinzione che siano tutti orientati verso est, solamente 22 chiese delle 383 oggetto del mio lavoro, hanno un’orientazione est-ovest, e che le differenze siano imputabili a errori di costruzione. I risultati dimostrano che il 90% delle chiese misurate hanno una correlazione solare e che i canoni di orientazione venivano applicati sia agli edifici di culto più importanti che alle piccole chiese e pievi di campagna. L’analisi statistica dei dati ha permesso di suddividere le chiese in tre grandi gruppi con modalità orientativa differente:

-verso i solstizi;

-verso l’alba di una possibile Pasqua o in direzione est;

-verso una generica direzione est-sudest o nord-nord-est ed anche verso l’alba del giorno della morte del santo a cui è dedicata la chiesa.

Probabilmente le chiese orientate verso i solstizi si rifanno alle antiche credenze platoniche che consideravano i momenti dei solstizi come “porte del cielo”, rappresentando la discesa e l’ascesa delle anime al cielo attraverso le porte solstiziali. Inoltre il solstizio d’inverno in origine era coincidente con il Natale e pertanto questa peculiare orientazione ricorda la venuta della luce sulla terra, l’incarnazione di Gesù.

Invece con la ricerca della luce dell’alba solare del giorno dell’equinozio e dei giorni in cui può ricadere la Pasqua, risulta evidente il simbolismo solare associato alla Resurrezione.

Nel terzo caso l’orientazione è semplicemente subordinata al giorno di fondazione della chiesa e quindi alla direzione della sua alba, che in alcuni casi potrebbe coincidere con il giorno della morte del santo a cui è intitolata la chiesa”.

In un capitolo del tuo saggio, dedicato all’uso del simbolo nell’arte romanica, sottolinei che la decodifica del suo linguaggio dipende dallo stato di coscienza di colui che lo percepisce e aggiungi: “In ogni caso il simbolo provoca una presa di coscienza: colui che lo percepisce prende consapevolezza di un mondo fino ad allora ignoto e sale un gradino della scala cosmica che porta all’evoluzione spirituale”. Pensi che l’uomo contemporaneo sia ancora capace di quest’approccio?

“Penso di sì, sono ottimista, perché tutte le volte che mostro e spiego il simbolismo dell’illuminazione le persone ne restano profondamente colpite, hanno espressioni di stupore e meraviglia; come se arcaici simbolismi sollecitassero e stimolassero la parte più profonda e intima del nostro essere uomini, una spiritualità che, nonostante tutto, è presente, è solamente nascosta, e aspetta gli stimoli giusti per rifiorire e crescere. A volte si tratta solamente di aiutare le persone a osservare, ovvero a guardare raccordando cuore e intelligenza, passione e disciplina. Perché l’uomo diventa tale quando si alza in piedi e volge lo sguardo al Cielo, interrogandosi sulla propria esistenza”.

Quale chiesa ti ha colpito di più durante le tue esplorazioni e perché?

“È difficile segnalare una chiesa soltanto, perché ce ne sono tante veramente particolari.

Escludendo le chiese più note, come San Miniato al Monte o il Battistero di Pisa dove sono visibili illuminazioni bellissime, ne indicherei due: una più per i simboli che troviamo scolpiti e l’altra per le illuminazioni.

Per l’apparato scultoreo simbolico una delle mie preferite e inaspettate è la chiesa di San Cassiano a Controne, vicino a Bagni di Lucca (LU), dove si può ammirare una stupenda facciata con figure zoomorfe e il pavimento marmoreo originale con una scacchiera e un grande sole con clessidra, oltre al delizioso piccolo museo posto di fronte.

L’altro edificio religioso che consiglio, per vedere una bellissima illuminazione al solstizio invernale, è la chiesa di San Pietro a Cedda (Poggibonsi), dove troviamo anche un raffinato ornato dell’archivolto della monofora absidale e un capitello raffigurante i vignaioli”.

Si sta avvicinando il solstizio d’estate. Quali chiese toscane ci consigli di visitare per vedere il fenomeno?

“Per osservare le illuminazioni al solstizio estivo possiamo scegliere tra molte chiese:

la basilica di San Miniato al Monte a Firenze con l’illuminazione del segno del Cancro alle ore 13.52;

la pieve di Sant’Alessandro a Giogoli (Scandicci-FI) per vedere il bel sentiero di luce al centro della navata alle ore 14.00;

la pieve di Santo Stefano a Sorano (Filattiera-MS), dove viene illuminato l’ossario dell’abside alle 10.25 e tutto l’abside alle 19.30, in prossimità del tramonto locale;

la pieve di Santa Maria Assunta a Diecimo (Borgo a Mozzano-LU) per osservare l’illuminazione dell’altare alle ore 14.35;

la chiesa di San Cristoforo a Lammari (Capannori-LU) dove avviene l’illuminazione dell’altare alle ore 18.50;

la pieve di Santa Maria Assunta a Villa Basilica (LU) per vedere il bel sentiero di luce al centro della navata alle ore 14.20;

la cattedrale di San Pietro a Sovana (Sorano-GR) che riceve la prima luce dell’alba alle ore 6.00 circa.

– Infine consiglio la pieve di Castelvecchio (Pescia-PT), dove è visibile l’illuminazione della cripta e dove viene proposta un’osservazione guidata dal sottoscritto con inizio alle ore 18.00 circa del 21 giugno”.

Vi ricordo che queste illuminazioni sono osservabili anche qualche giorno prima e dopo il solstizio estivo.

Sabato 20 giugno Simone Bartolini parteciperà alla Festa Nazionale del Solstizio d’estate, guidando l’osservazione dell’illuminazione nella chiesa di San Miniato al Monte a Firenze, alle 13.50, e, alle 18.40, quella della cripta nella pieve di Castelvecchio, a Pistoia.

Per tutta la giornata sarà possibile seguire la Festa del Solstizio, con collegamenti dall’alba al tramonto da diversi luoghi d’Italia, collegandosi a uno di questi link:

https://youtu.be/nLM_way1UeM

https://www.facebook.com/festadelsolstizioestivo

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solstizio d'estate Il solstizio d'estate nelle chiese romaniche toscane: la ricerca di Simone Bartolini LE PORTE DEL CIELO

Donatella Vassallo

Donatella Vassallo

Vivo a Firenze ma non ho la "c" aspirata. Le mie vocali sono aperte, come i confini di Palermo, mia città d'origine. Trascorro le mie giornate a scuola per rubare ai bambini la scintilla della curiosità. Poi la lancio a destra e manca. Quello che raccolgo provo a raccontarvelo.
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