Il Parco di Serravalle: tra papere e chiodi

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Come ogni anno, questo è il periodo in cui inizia la bella stagione, si allungano le giornate e di conseguenza torna la voglia di uscire fuori per godersi i primi raggi solari. Come la mia, centinaia di famiglie empolesi e dei dintorni cominciano ad affollare il Parco di Serravalle, approfittando di una delle zone verdi più belle del nostro territorio dove poter passare ore in tranquillità facendo scorrazzare i figli, i cani o semplicemente rilassarsi sul prato dopo una giornata di lavoro.

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Ecco, insomma, tutto molto bello… Ma facciamo un passo indietro.

Sono nato a Empoli e per chi come me è cresciuto in prossimità di questo magnifico parco, arriva un bel giorno in cui ti sorge spontanea una domanda: come è possibile che in tanti anni quel parco non è mai cambiato di una virgola? E non mi riferisco certo a modifiche, aggiunte e/o abbellimenti. Parlo di quella staccionata rotta, quell’altalena mancante, quel gioco distrutto, quella ruggine, quei “tappi” messi a protezione di pezzi mancanti o vandalizzati, sono lì, immutati, da anni. La domanda che ti sei fatto però non attecchisce, non germoglia, non ti resta nella testa… è semplicemente una delle tante domande che ti fai.

Poi passano gli anni ed arriva un altro giorno, quello in cui hai dei figli e, tra le altre meravigliose incombenze e le infinite scoperte di ogni genitore, succede che ti rendi conto della grande fortuna che hai ad abitare in una zona con così tanto verde.

Quindi, ed arrivo finalmente al dunque, tua figlia inizia a camminare ed è sempre più vogliosa di esplorare il mondo che la circonda. È finalmente arrivato il momento di farle conoscere il famigerato Parco di Serravalle.

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Ti avvicini, anzi, diciamo le cose come stanno… tua figlia ti trascina di peso alla prima attrazione che le salta all’occhio ed eccolo: quello è l’esatto momento in cui quella domanda che ti eri posto anni prima ti torna in testa e, questa volta, per restarci. Ti ricordi di quelle tue considerazioni sulla staccionata rotta, sull’altalena mancante, sul gioco distrutto, sulla ruggine e su quei “tappi” e ti accorgi di molto, molto altro. Come un investigatore privato (una delle altre conseguenze dell’essere genitore) inizi a vedere cose che ti fanno accapponare la pelle. Diventi una lente di ingrandimento vivente. Vedi pericoli ovunque, ma non quelli che vedono i genitori apprensivi, parlo di pericoli reali. Chiodi e viti esposte, legni scheggiati, assi di legno rotti o mancanti, buche sul terreno dovute a pali che non sono più lì da anni e anni e anni, scivoli pieni di urina (su questo non c’entra niente la manutenzione, ma l’intelligenza e l’educazione di alcuni adolescenti che tutte le sere si divertono ad utilizzare in “maniera alternativa” i giochi per bambini) e pensi: ma come diamine è possibile? Qui ci passano centinaia di famiglie ogni giorno. Perché nessuno fa manutenzione? Perché nessuno segnala questi pericoli? Perché? Perché? E poi smetti di vagabondare con la testa e farti domande per correre a recuperare tua figlia che si sta arrampicando sullo scivolo dal lato sbagliato (oh, ma lo fanno tutti i bambini! Deve essere un istinto primordiale quello di salire sullo scivolo dal lato dello scivolo)!

Adesso molti di voi penseranno: ecco il solito articolo di un “bacchettone” a cui piace polemizzare. Niente di più falso. Ma sono un genitore e, ancor prima, un cittadino che ama la sua città e in particolar modo il suo quartiere e non potevo certo stare in silenzio davanti a questa situazione. Guardate gli scatti sotto a queste righe e vi renderete conto della situazione. Quelle foto sono l’articolo, quelle foto sono la realtà, quelle foto non avrebbero bisogno di tutto questo testo allegato per spiegare che centinaia di bambini ogni giorno giocano, corrono e saltano in mezzo a tutto questo.

Mi auguro che questo breve articolo venga letto da chi dovrebbe ripristinare e successivamente manutenere il parco e le sue strutture, così che i nostri bambini possano correre e divertirsi in tutta sicurezza in mezzo alle papere, le tartarughe e le pantegane.

Alessio Giorgetta

Alessio Giorgetta

Mi chiamano "il George" sin dall'alba dei tempi, al punto che se mi chiami con il mio vero nome neanche mi volto. Ossessionato dai giochi di parole, rido da solo, ovunque mi trovi. Spesso rido solo io, dei miei giochi di parole, ma siccome ridere mi piace, penso sia sufficiente a giustificare la reiterazione di questo flusso di pensieri distorti. Ah, dimenticavo... no, scusate, ho detto tutto!
Alessio Giorgetta
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