La scuola a casa. Analisi e consigli per studenti (e genitori), in particolare per i ragazzi con DSA

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Giulia Lampugnani, pedagogista perfezionata per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e del Neurosviluppo, e docente a contratto nel corso di Laurea Magistrale di Scienze Pedagogiche presso l’Università di Milano Bicocca, racconta come sta procedendo la Didattica a Distanza in queste settimane di sosta forzata a casa, per studenti e genitori, a causa dell’emergenza Coronavirus. Una condizione che potrebbe durare ancora per un po’ di tempo.

In questo primo articolo cerchiamo di capire qual è la situazione, tra difficoltà di vario genere e opportunità che si aprono, con un più attento sguardo rivolto agli studenti con disturbo specifico dell’apprendimento.

Per gli studenti questi giorni di scuola da casa sono molto particolari, mai vissuti prima. Come stanno i ragazzi? Quali difficoltà incontrano nel gestire i loro impegni scolastici da casa?

“Dopo un primo momento di “vacanza” dall’impegno scolastico, si trovano a gestire una situazione insolita. La scuola per molti, sotto la forma di lezioni on line, è ricominciata, così’ come i compiti, ma rimane assente la dimensione di socialità scolastica, legata all’apprendimento, e quella extrascolastica, legata agli interessi personali.

Bambini e ragazzi fanno fatica a verbalizzare (e ne hanno poche occasioni), a condividere la peculiarità di questo periodo, le emozioni che li attraversano: non solo rispetto al virus e ai timori che può portare con sé, che inevitabilmente percepiscono dagli adulti o dai media, ma proprio rispetto al momento di vita che stanno personalmente vivendo, in famiglia, senza la frequenza scolastica e lontani dalle abitudini quotidiane.

I bambini della scuola Primaria tendono ad avere molte ore libere. Il lavoro on line in diretta con gli insegnanti è meno strutturato e diffuso, si sta sviluppando solo negli ultimi giorni, a macchia di leopardo. Molti perciò devono affrontare gli argomenti scolastici in autonomia, con l’aiuto dei genitori, o di fratelli maggiori, con qualche videolezione. Faticano però a gestirsi in autonomia le richieste, le piattaforme; per cui le diversità di supporto familiare rischiano di acuire le differenze: chi ha genitori con tempo, disponibilità, competenze, strumenti tecnologici a disposizione può proseguire negli apprendimenti, mentre per altri rischia di essere molto difficile e disagevole; si rischiano perciò ulteriori povertà educative per una larga fascia di bambini e adolescenti.

Ma soprattutto rischia di generarsi un vuoto non solo in merito ai contenuti da acquisire, ma rispetto a una relazione e mediazione educativa più complessa, generata non solo dalla presenza dell’insegnante come mediatore, ma dal complesso dispositivo educante di persone, oggetti, corpi, ritmi, strumenti in cui sono immersi, e che improvvisamente sono spariti, a tempo indeterminato.

La giornata rischia di essere vuota e confusa, i ritmi stravolti, in un sistema di relazioni in cui la routine familiare, presa tra lavoro on line dei genitori, spesa e organizzazione anche relativa alla salute, non riesce pienamente ad occuparsi e a progettare uno spazio strutturato ed educativo dedicato ai ragazzi.

Come per gli adulti, anche per i ragazzi tutto è sospeso… sport, amicizie, studio scolastico, in un momento di vita in cui giorni e mesi hanno un grande valore nell’evoluzione e formazione personale; a latere di un’imprevista vacanza, può emergere una sensazione di vuoto e di attesa a tempo indefinito, che va ad amplificare il senso di incertezza che già caratterizza l’adolescenza.

I più piccoli rimpiangono la scuola, i più grandi meno, tutti conoscono più o meno razionalmente, le ragioni per cui bisogna restare a casa, ma faticano ad organizzare le innumerevoli notizie nelle quali sono immersi, a crearsi un quadro cognitivo organico, ma soprattutto una cornice di senso.

In generale anche gli adolescenti, in parte giustamente protetti dalla drammaticità e incertezza del momento attuale, sembrano vivere con “leggerezza” questo momento, faticando a rielaborare riflessioni circa ciò che sta accadendo e il futuro prossimo, a capire che il cambiamento che stanno vivendo a livello sociale e scolastico richiede ad ognuno una risignificazione e responsabilizzazione personale”.

 

Invece per quanto riguarda gli studenti DSA, come stanno lavorando da casa? Questa situazione li mette in difficoltà, o ci sono anche delle opportunità da poter cogliere?

“La maggior parte degli studenti con DSA hanno “respirato” nelle prime due o tre settimane: come sempre sovraccarichi e in affanno per i ritmi scolastici, a volte molto faticosi, la pausa dalla frequenza scolastica e meno compiti, da gestire nell’intera giornata, hanno dato loro un momento di sollievo.

Chiaramente le difficoltà, maggiori rispetto ai coetanei, ad autorganizzarsi o ad essere motivati rispetto alle richieste scolastiche, portano un maggior rischio di evitamento e di disorganizzazione, che non vengono peraltro colti immediatamente dagli insegnanti, data la distanza.

Il rischio perciò è di un calo generale per alcuni, di un ritorno dei genitori nell’affiancare i figli per altri, che avevano già iniziato un cammino di autonomia: in assenza degli insegnanti i genitori rischiano infatti di sostituirsi per supportare i ragazzi nell’affrontare argomenti nuovi che, a distanza, sono più complessi da mediare.

Le lezioni on line per alcuni sono un sollievorivedono i compagni, nelle pause si può anche chiacchierare, il gruppo della quotidianità parzialmente ritorna presente; ma soprattutto le videolezioni, brevi e magari registrate, supportate da presentazioni o immagini, consentono a molti di bypassare la lettura del testo e la redazione di mappe, in quanto le brevi spiegazioni e le slide sintetiche costituiscono già l’opportuno supporto allo studio. Di necessità alcune lezioni on line procedono più lentamente, l’insegnante salva e invia la lavagna digitale condivisa utilizzata, risponde alle mail dei ragazzi, che quindi colgono il vantaggio di questo tipo di didattica più lenta e personalizzata.

D’altra parte c’è chi si rende conto che insegnanti che in presenza riescono a mediare la difficoltà di fronte al compito, a distanza invece possono non percepire la situazione di difficoltà.

Ci sono ragazzi che assistono a lezioni frontali identiche a quelle svolte in aula e… spegnendo microfono e videocamera, come spesso accade, la distrazione è dietro l’angolo…

Alcune modalità di didattica on line rischiano di essere ancora più frontali della lezione tradizionale perché, oltre alla mancata interazione, mancano anche i corpi, i contesti, gli sguardi, i materiali… e la lezione diventa immateriale e lontana.

Varie modalità consentono invece di poter prendere più tempo per approfondire, cimentarsi in una mappa o in una presentazione on line, per una volta richiesta a tutta la classe, consentendo con maggior elasticità di gestirsi e sperimentarsi con metodologie più consone.

Così come l’utilizzo di mezzi tecnologici per tutta la classe in maniera sistematica risultano per alcuni un utile stimolo, in ottica inclusiva, ad utilizzare tali strumenti e modalità più consone alle proprie caratteristiche di apprendimento”.

 

(Nei prossimi giorni l’intervista continua)

Susanna Bagnoli

Susanna Bagnoli

Sono una giornalista e addetta stampa. Mi sono occupata di comunicazione politica e istituzionale, oggi scrivo e collaboro con settimanali nazionali e testate regionali tra cui l’Empovaldo. Ho il pallino delle storie al femminile!
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