A Pisa all’Isola dei Girasoli un murale della street artist Alice Pasquini

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Una mamma e il suo bambino, insieme. È la nuova opera dipinta da Alice Pasquini sulla parete di uno dei palazzi dell’Isola dei Girasoli, il villaggio alle porte di Pisa che accoglie e ospita gratuitamente le famiglie dei bambini ricoverati nel reparto di oncologia pediatrica dell’Azienda Ospedaliera universitaria, spesso in arrivo da tutta Italia. 

Romana, 39 anni, Alice Pasquini è un’artista conosciuta e affermata, ha lavorato su oltre mille muri, in tutto il mondo, iniziando negli anni del liceo artistico. Rai Radio 3 l’ha scelta come artista dell’anno per il 2020.

“Posso chiamarla street artist?”, le chiedo. “Sì, anche se mi piace di più parlare di arte contestuale. Quando ho iniziato non esisteva il termine street art, erano solo graffiti, brutti e cattivi. Preferisco parlare di arte contestuale perché è l’operazione che faccio, mi muovo cioè in un contesto, ogni opera che nasce è per quel luogo specifico, non replicherei la stessa cosa su due muri in luoghi diversi”, racconta. L’opera di cui parliamo è nuovissima, realizzata negli ultimi giorni mentre esplodeva l’emergenza Coronavirus, per questo motivo la presentazione al pubblico è stata rimandata. Il Rotary Club di Pisa e il Rotary Club Pisa Galilei hanno promosso e finanziato la realizzazione del murale. L’Isola dei Girasoli è un complesso di 24 appartamenti a disposizione di famiglie che si trovano a rimanere per lunghi periodi, ed è nata dall’impegno della Fondazione Isola dei Girasoli. 

Alice ci racconti questa tua ultima opera? 

Per questa grande parete ho immaginato una mamma di spalle con bimbo in braccio, un po’ come se attraversasse il muro e guardasse oltre l’orizzonte verso il futuro, per dare un messaggio di speranza a queste famiglie. All’inizio avevo disegnato una mamma con una lunga treccia, poi mi sono resa conto che le mamme del centro raramente hanno capelli lunghi, per una questione igienica e quindi ho rivisto il disegno. Data la situazione, con l’emergenza coronavirus, non l’abbiamo potuto inaugurare, ma speriamo di poterlo fare in futuro, potendo anche incontrare le famiglie. E’ un muro che non è solo un muro, rappresenta molto di più, è un muro pieno di significato. Il titolo dell’opera è La mia isola”. 

Che esperienza è stata?

Molto emozionante, piena di significato, è un muro che in un qualche modo deve essere attraversato. Se il muro rappresenta la difficoltà, simbolicamente l’idea di avere grandi figure di spalle che vanno verso il futuro vuole essere di buon augurio per tutte le persone che sono ospitate nel centro. Io ho dipinto tantissimi muri, non li conto più. Ognuno è legato a degli incontri, qualcosa di umano. Tutta la mia poetica parla di quello, rappresentare scene molto intime in uno spazio pubblico, nel tentativo di rendere le città più umane”. 

Come lavori?

Tutte le mie opere e i miei disegni nascono soprattutto dalla forma del muro e dal colore del contesto, in questo senso la mia è arte contestuale. Non farei mai a Mosca o a Singapore la stessa cosa. Poi tanti anni passati a dipingere sulla strada ti insegnano a essere veloce nell’esecuzione. Io uso un braccio meccanico e nessuna griglia o proiettore. Disegno su fogli trasparenti per usare le proporzioni da trovare sul muro stesso, cercando dei riferimenti architettonici. Faccio un bozzetto, il colore poi nasce spontaneo in modo che sia una sorpresa anche per me quando viene fuori”.

Un tema che torna spesso nelle tue opere è la rappresentazione della donna….

Quando ho iniziato a dipingere per strada ho semplicemente iniziato a dipingere le donne che io incontravo, vere e con dei sentimenti umani e non come quelle che vengono rappresentate nel nostro panorama urbano ad esempio attraverso la pubblicità. L’idea di cominciare a dipingere in strada, firmando col mio vero nome affinché le altre ragazze vedessero che era un donna a farlo, in un contesto prevalentemente maschile, per me era un modo di fare arte esprimendo dei sentimenti che forse interessano di più alle donne perché ci si possono identificare, però non necessariamente con una motivazione femminista”. 

Hai altri temi cari? 

A me interessano i sentimenti umani, in un mondo dove dilaga il cinismo specialmente nell’arte. C’è bisogno di parlare di ciò che ci unisce, più che di ciò che divide, perché i sentimenti umani non cambiano, ci fanno sentire tutti più simili”. 

Progetti futuri? 

Ho dipinto un muro da inaugurare dentro la Farnesina, sto facendo un tour perché è uscito il mio libro, si intitola “Crossroads, a glimpse into the life of Alice Pasquini” ed è la prima raccolta antologica dei miei lavori. E poi a luglio farò una mostra a Palazzo Merulana a Roma”.

@SusannaBagnoli 

Le foto a corredo dell’intervista sono di Francesca Gattai

 

A Pisa all'Isola dei Girasoli un murale della street artist Alice Pasquini francescagattai photo 1

A Pisa all'Isola dei Girasoli un murale della street artist Alice Pasquini francescagattai photo 2

A Pisa all'Isola dei Girasoli un murale della street artist Alice Pasquini francescagattai photo 3

Susanna Bagnoli

Susanna Bagnoli

Sono una giornalista e addetta stampa. Mi sono occupata di comunicazione politica e istituzionale, oggi scrivo e collaboro con settimanali nazionali e testate regionali tra cui l’Empovaldo. Ho il pallino delle storie al femminile!
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