La Giornata della Memoria e dell’Impegno: conversazione con Emiliano Cottini

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Il 21 marzo è la Giornata della Memoria e dell’Impegno che ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie. Ne abbiamo parlato con Emiliano Cottini del settore internazionale di Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, la rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout uniti e impegnati dalla metà degli anni novanta per una società libera dalle mafie, dalla corruzione e da ogni forma d’illegalità.

“Quella di quest’anno è la 24ª edizione – racconta Emiliano – e la giornata nazionale sarà a Padova, nel Nordest, per dare un segnale rispetto a questa zona e alla presenza di infiltrazioni di organizzazioni criminali mafiose anche in questa parte d’Italia. E poi la giornata sarà celebrata in contemporanea in oltre 4000 piazze in Italia, in Europa, in America Latina e in Africa. In Toscana la celebrazione regionale sarà a Siena. Ciò che succede durante questa giornata, il momento centrale, è la lettura dell’elenco dei nomi di tutte le vittime innocenti delle mafie. Un elenco ancora non ufficiale, sicuramente non completo, ma è l’unico elenco che esiste e lo ha costruito nel corso degli anni Libera, attraverso le testimonianze dei familiari delle vittime e le ricerche svolte in questo senso. Nell’elenco di questo anno ci sono oltre 980 nomi e cognomi di vittime innocenti che verranno letti a Padova e in tutte le altre piazze dove si svolgeranno queste manifestazioni.”

Perché leggere i nomi delle vittime in questa giornata?
L’idea è questa: ricordare attraverso il nome e il cognome tutte quante le vittime senza fare distinzione fra nomi più noti come quelli di magistrati o giornalisti uccisi delle mafie, mettendo veramente sullo stesso piano, con la stessa dignità, tutte le vittime delle mafie. Il nome e il cognome rappresentano un elemento di forte dignità e le vittime non devono essere trattate come numeri, come casi, o come certe volte si diceva, per esempio, “i ragazzi della scorta”. Infatti la prima idea del 21 marzo venne a Don Ciotti, presidente di Libera, nel 1993 durante la manifestazione in occasione del primo anniversario della strage di Capaci. Accanto a Don Ciotti camminava una signora siciliana vestita in abiti scuri. Continuava a piangere, senza smettere. Quando Don Ciotti le chiese quale fosse il motivo di questo pianto inconsolabile la signora rispose che piangeva perché non nominavano mai il nome del figlio. La signora era Carmela Montinaro, la madre di Antonio Montinaro, il capo scorta del giudice Falcone, saltato in aria anche lui nell’attentato di Capaci. E la signora disse “Qui dicono sempre il nome di Falcone, della moglie Francesca Morvillo… e “i ragazzi della scorta”. Ma mio figlio aveva un nome e un cognome!”
Ecco, questo episodio racconta come è nato il 21 marzo. Proprio per significare la memoria di tutte quante le vittime e ricordarne il nome in modo che la memoria sia una memoria viva e possa vivere nell’impegno di tutti gli attivisti che aderiscono a questa giornata.

Qual è la situazione in Toscana?
La mafia ovviamente è presente nel territorio della Toscana così come è presente in tutta Italia e anche in molte zone al di là dei confini del nostro Paese. A riprova di questa affermazione è sufficiente constatare che in Toscana i beni confiscati sono 557 di cui 85 già dati in destinazione, già dati in uso alle autorità pubbliche locali o alla società civile. Questa informazione si può verificare sul sito confiscatibene.it dove c’è una cartina dell’Italia e cliccandola si possono vedere il numero dei beni confiscati in ogni regione. Sono beni di un po’ tutte le tipologie, ma soprattutto sono immobili e terreni agricoli. Il più “famoso” è l’azienda agricola di Suvignano, oltre 700 ettari in provincia di Siena, nei comuni di Monteroni e Murlo, il bene confiscato più esteso del centro e nord Italia che è stato da poco destinato alla Regione Toscana dopo un iter di diversi anni.

Cosa possiamo fare oggi?
Anche davanti a uno scenario politico non positivo come in questo periodo è necessario continuare ad essere convinti che niente e nessuno ci potrà mai togliere la speranza ed è che quanto mai opportuno trasformare l’indignazione che molti provano in azione. Cercare di essere cittadini e cittadine a tempo pieno, non cittadini intermittenti. Il cambiamento che sognano ha bisogno di ognuno di noi e non può essere delegato soltanto ai nostri rappresentanti. Le mafie sicuramente si sconfiggono con maggiore giustizia sociale, con maggiore sviluppo umano, politiche educative e sociali adeguate agli standard europei. Per il futuro dobbiamo rimboccarci le maniche e impegnarci ancora di più perché da lì passa buona parte della soluzione dei problemi che viviamo.

Elena Mondovecchio

Elena Mondovecchio

"Ci sono versi – a volte intere poesie – / che neanch’io so cosa vogliono dire. Quello che non so / mi trattiene ancora". Ghiannis Ritsos, Esercizi
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