“Aspetto il postino”, perché spedire una cartolina è un vero e proprio atto d’amore

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Maila Cocci ci racconta il suo progetto social dedicato al mondo delle cartoline postali.

Da quanti anni non trovate nella cassetta della posta una cartolina e da quanti non ne scrivete una? Se avete circa trent’anni i vostri ricordi dovrebbero risalire ai tempi delle elementari, giusto qualche minuto prima dell’avvento dei telefonini con fotocamera incorporata e qualche ora prima della diffusione dei social media. Eppure la cartolina è stata un oggetto indispensabile nelle estati di milioni di persone: vedute, panorami, spiagge, bacioni da un posto qualsiasi fin dal 1869. È questo infatti l’anno in cui viene spedita la prima cartolina, una Correspondenz-Karte emessa dalle poste dell’Impero Austro-Ungarico che si narra inventata dal professore di economia Emanuel Alexander Herrmann.
Da allora sono passati 150 anni e, anche se non è più diffusa come un tempo, la cartolina conta ancora oggi numerosi appassionati e collezionisti. Per saperne di più L’Empovaldo ha incontrato Maila Cocci, insegnante errante, che ha dato vita al progetto “Aspetto il postino“, una pagina Facebook dedicata al meraviglioso mondo delle cartoline postali.

cartolina "Aspetto il postino", perché spedire una cartolina è un vero e proprio atto d'amore Aspetto il postino 02

Partendo dall’inizio: come ti è venuta l’idea di “Aspetto il postino”?
“Ufficialmente nasce ad agosto 2018, in maniera molto spontanea e quasi all’improvviso. In realtà ha radici profonde che sono legate alla me bambina. Quando ero piccola non ho avuto molta possibilità di viaggiare, fare le valigie, prendere aerei o traghetti e l’unico modo che avevo per farlo era guardare i luoghi illustrati sulle cartoline che gli amici mi mandavano da tutto il mondo. L’attesa e l’emozione di vedere il postino arrivare, correre scalza per frugare nella cassetta della posta e studiare per ore, nei minimi particolari, quei posti così lontani.
Ho sognato l’America, i fiordi norvegesi, la Tunisia e il Marocco, la Sardegna, Rimini, la Puglia e i nostri bellissimi mari con le vacanze delle mie più care amiche.
Poi con internet nessuno me le ha più mandate. Ora ci sono Facebook e Instagram o le foto su WhatsApp e nessun postino si ferma più davanti casa.
Così ho fatto un appello tramite uno dei social network che utilizziamo di più, Facebook appunto, chiedendo ai miei contatti di spedirmi una cartolina dalle loro vacanze per cercare di riprendere questa tradizione. E ha funzionato!”.

cartolina "Aspetto il postino", perché spedire una cartolina è un vero e proprio atto d'amore Aspetto il postino

La cartolina racchiude in sé tante cose insieme: il tempo e lo spazio, il presente e il suo ricordo. Cosa rappresenta per te oggi ricevere una cartolina?
“Ricevere una cartolina oggi presuppone un sacco di piccole e importanti azioni che il mittente fa nei miei confronti e protagonista assoluto di questo progetto è il tempo. Serve tempo per sceglierla in mezzo a tante altre, tempo per pensare a cosa scrivere, per cercare un francobollo e una cassetta per la posta dove imbucarla. Ma non solo. Vuol dire che quella persona sa dove abiti o quanto meno te lo chiede prima e magari si appunta il tuo indirizzo su un’agenda. Infine, un particolare che mi affascina sempre molto, è vedere la calligrafia di chi mi scrive, una cosa a cui non siamo più abituati. Leggiamo tutto in Arial o Verdana e cercare la persona nelle curve delle sue “elle” mi sembra una cosa dolcissima. Quindi spedire una cartolina lo considero un vero e proprio atto di amore”.

cartolina "Aspetto il postino", perché spedire una cartolina è un vero e proprio atto d'amore Aspettando il postino 03

Quali prospettive (o nel caso delle cartoline anche “panorami” e “vedute”😉) per il futuro di “Aspetto il postino”?
“Quello che questo progetto mi sta regalando è soprattutto il contatto con le persone e per me, che sono sempre stata molto timida ed introversa, “Aspetto il postino” è uno strumento per riuscire ad esprimermi in modo creativo e per conoscere gli altri. Vorrei quindi che questo progetto possa permettermi ancora di mettermi in relazione con l’altro, ascoltare la sua storia e condividere un po’ della mia”.

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