I’cinefilo – Quando si spegne un gigante

0

Forse perché i primi momenti da cinefilo in erba li ho passati in cineclub fumosi (quando ancora era consentito fumare nelle sale) a vedermi Il cielo sopra Berlino o L’amico americano, entrambi di Wim Wenders, o La marchesa von… di Eric Rohmer, insieme a un gruppetto di amici brufolosi e sfigati come me.

Bruno Ganz I'cinefilo - Quando si spegne un gigante 2259

SDK – Bruno Ganz in “Der amerikanische Freund” (1976/77) via filmportal.de

O forse perché, qualche anno dopo, quando lavoravo come operatore al cinema Fiorella di Firenze, ho proiettato per mesi una delle sue interpretazioni di maggior successo, Pane e Tulipani di Silvio Soldini, quando ancora ventenne mi illudevo di poter diventare un bravo attore come lui. Fatto sta che la scomparsa di Bruno Ganz significa molto per me e per la mia crescita personale. Per il mio modo di sognare e di vedere me stesso attraverso i sogni. E credo che chiunque ami il cinema anche solo un po’, in questo momento si senta orfano. Perché Ganz era una delle porte di accesso al “sogno di qualità”, ai modelli alti e oggi in parte inarrivabili di un cinema artigianale eppure altissimo. Era una sorta di garanzia che ciò che stavi andando a vedere era stato pensato, prodotto, diretto da artisti pronti a rischiare molto, anzi moltissimo, pur di consegnare allo spettatore un’opera autentica anche quando non perfettamente riuscita.

Bruno Ganz I'cinefilo - Quando si spegne un gigante fn086476 pic 21

Tiberius Film, DIF, © 2014, Remember Productions Inc., Sophie Giraud, Tiberius Film GmbH – Bruno Ganz in “Remember” (2014/15) via filmportal.de

Nella sua lunga carriera ha lavorato con alcuni tra i registi più grandi e influenti, come Rohmer, Herzog, Wim Wenders, Angelopolus, Jonathan Demme, solo per citarne alcuni, e basterebbe dare un’occhiata anche fugace alle sue interpretazioni per comprendere quanto la sua maschera d’attore fosse malleabile e insostituibile. Quel volto umanissimo capace persino di trasformarsi in Hitler e di regalarci interpretazioni da antologia, forse adesso ci sta guardando da un cielo molto più vasto di quello di Berlino. E chissà se da lassù veda noi e il nostro presente in bianco e nero o a colori…

 

Adamo Antonacci

Adamo Antonacci

Adamo Antonacci è nato a Firenze il 25 marzo del 1975. Dopo aver frequentato Lettere e Filosofia a indirizzo Storia e Critica del Cinema col prof. Sandro Bernardi, nei primi anni '90 realizza i suoi cortometraggi più significativi tra i quali Cinematosniff, Anima Larga e Avrei un problema. Agli albori del nuovo millennio realizza svariati cortometraggi e documentari per la Presidenza del Consiglio dei Ministri incentrati sulle adozioni internazionali, e nel 2010 dirige Ridere fino a volare, un lungometraggio comico-surreale con protagonisti Carlo Monni, Sergio Forconi e Niki Giustini. Nel 2014 diventa l'amministratore delegato della Stranemani International, un'azienda che si occupa di produzioni cinematografiche, cartoni animati e documentari, per la quale crea la mostra fotografica Divine Creature allestita presso il Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, i Musei Vaticani e le Sale Affrescate del Palazzo di Giano di Pistoia. Nel 2018 viene pubblicato “Se là saranno i suoi occhi” raccolta poetica edita da Scatole Parlanti.
Adamo Antonacci
Articoli di Adamo Antonacci (mostra tutti)
Share.

Leave A Reply