I’ cinefilo: Il Grande Spirito

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Va detto subito e senza tanti preamboli: Il Grande Spirito è un piccolo gioiello da vedere e rivedere.

Un’opera avvincente che travalica svariati generi cinematografici, dal western surrealista alla commedia all’italiana fino al cinema neorealista, con un utilizzo del dialetto davvero azzeccato. Diretto e interpretato da Sergio Rubini – qui davvero in gran forma – alla guida di una manciata di attori ben diretti tra i quali spicca un superbo Rocco Papaleo, la pellicola racconta una storia di purezza e criminalità in una dedalo di tetti e ciminiere di una Taranto sanguigna e violenta, segnata dalla presenza dell’Ilva, vero e proprio “totem” dell’intero film.

Il Grande Spirito I' cinefilo: Il Grande Spirito I cinefilo Il Grande Spirito

Tonino (Sergio Rubini) è uno scalcinato rapinatore che un giorno, per riscattarsi da un errore umiliante per il quale gli è stato affibbiato il nomignolo di “Barboncino”, sottrae il frutto di una rapina ai suoi complici dandosi alla fuga tra i tetti di Taranto. Braccato dai malviventi trova rifugio sulla sommità di una terrazza condominiale abitata da Renato, un uomo affetto da disturbi psichici (Rocco Papaleo), convinto di essere Cervo Nero, un Sioux in attesa dell’Uomo del destino per trasferirsi in Canada e abitare nelle vaste praterie popolate di bisonti. Naturalmente l’Uomo del destino è proprio Tonino al quale non resta, suo malgrado, che affidarsi a questo improbabile pellerossa con bandana e piuma dietro l’orecchio, per portare a termine il suo progetto di salvezza e riscatto.

Scritto con Carla Cavalluzzi e Angelo Pasquini, il tredicesimo film di Sergio Rubini si presenta dunque come un cammino di redenzione animato da una sorta di realismo magico che rende il racconto molto simile ad una fiaba urbana brulicante di carne e di sogni, una commedia a tratti nera, western e surrealista, dove la città di Taranto è come la terra dei Siuox devastata dagli yankee, ma ancora non del tutto sopraffatta. Qualcosa resiste, proprio come nel cinema italiano, qui in una prova ben riuscita e originale.

Adamo Antonacci

Adamo Antonacci

Adamo Antonacci è nato a Firenze il 25 marzo del 1975. Dopo aver frequentato Lettere e Filosofia a indirizzo Storia e Critica del Cinema col prof. Sandro Bernardi, nei primi anni '90 realizza i suoi cortometraggi più significativi tra i quali Cinematosniff, Anima Larga e Avrei un problema. Agli albori del nuovo millennio realizza svariati cortometraggi e documentari per la Presidenza del Consiglio dei Ministri incentrati sulle adozioni internazionali, e nel 2010 dirige Ridere fino a volare, un lungometraggio comico-surreale con protagonisti Carlo Monni, Sergio Forconi e Niki Giustini. Nel 2014 diventa l'amministratore delegato della Stranemani International, un'azienda che si occupa di produzioni cinematografiche, cartoni animati e documentari, per la quale crea la mostra fotografica Divine Creature allestita presso il Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, i Musei Vaticani e le Sale Affrescate del Palazzo di Giano di Pistoia. Nel 2018 viene pubblicato “Se là saranno i suoi occhi” raccolta poetica edita da Scatole Parlanti.
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